
L’industria italiana interessa ancora a qualcuno?
Le scorte nei magazzini del settore metalmeccanico restano su livelli molto elevati. Non è un segnale di forza, ma la fotografia di una domanda sempre più debole. Le imprese producono meno, vendono con maggiore difficoltà e si ritrovano con merci che non riescono a smaltire.
Nel frattempo, Bloomberg avverte che sull’industria automobilistica europea sta per abbattersi uno tsunami di licenziamenti. Il comparto degli elettrodomestici è già in agonia, con Electrolux che chiude o ridimensiona stabilimenti in Italia. Il processo di desertificazione industriale avanza mentre la politica discute di tutto tranne che di industria.
E il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che fa? Dopo le magre figure rimediate sull’ex Ilva e su Piombino, sembra ormai interessato soltanto ad arrivare alla fine della legislatura. Non c’è un solo grande dossier industriale affrontato dal ministero che sia stato portato a una conclusione positiva. Siderurgia, automobile, elettrodomestici: ovunque ritardi, annunci, tavoli e risultati inesistenti.
Persino il dossier sulle materie prime, decisivo per la sicurezza economica e militare del Paese, viene gestito con una superficialità imbarazzante.
E la crisi può soltanto peggiorare. Petrolio nuovamente sopra i $100, benzina sopra i €2,20, gas sopra gli €80, elettricità sopra i €200.
Altro che i proclami sulla resilienza del Made in Italy. La situazione è molto complessa e lascia poco spazio all’ottimismo.
Lo spread potrà anche non rappresentare più il principale termometro della crisi italiana. Ma il livello assoluto dei tassi sì. Il rendimento del BTP a sette anni, la scadenza osservata dal mercato perché vicina alla durata media del debito pubblico italiano, sta puntando verso il 5%, sui massimi dal 2024.
Industria in recessione, prezzi alla produzione sempre più cari, debito da rifinanziare a tassi crescenti. E a via Veneto si limitano a presidiare la poltrona. Il problema non è più se arriverà il conto.
Il problema è chi sarà ancora in piedi per pagarlo.


