“Cartabianca”, Berlinguer, Orsini e quello strano concetto di “pluralismo” secondo “Il Foglio”

Da Bianca Berlinguer, quanto a idee politiche, mi divide tutto. Ma durante i miei dodici anni in Rai, ho imparato a conoscerla e ad apprezzarla come eccellente e rigorosa professionista. Punto. Seguo quasi sempre il suo programma “Cartabianca”, ma siccome detesto Mauro Corona (e non capisco perché lei invece lo apprezzi e lo difenda), quando c’è lui mi sintonizzo su “Di Martedì”. Per poi tornare su RaiTre.
Ora, con la criminale invasione dell’Ucraina da parte della Russia, Berlinguer è sotto schiaffo per aver chiamato a garantire il pluralismo dell’informazione il docente della LUISS (non dell’ateneo di Mosca) Alessandro Orsini.

Un intellettuale un po’ spiritato ma anche intelligente, molto preparato e “controcorrente”. E Bianca ha fatto non bene, ma benissimo, a difendere il suo diritto di parola. Anche a costo di dover rinunciare a pagare i suoi interventi. Così, dopo aver subito le scandalose interferenze del vertice di viale Mazzini e del direttore di rete, Franco Di Mare, nominato in quota M5s, è ora sottoposta ad un vero e proprio linciaggio che la dice lunga sui tentativi dei vecchi simpatizzanti comunisti (come appunto Di Mare e moltissimi altri) di dimostrare ad ogni costo di essere diventati liberal-democratici e perfino atlantisti. Ed ecco che in loro riemerge il diritto-dovere alla censura e all’imbavagliamento di sapore squisitamente leninista (Stalin, invece, i dissidenti li eliminava direttamente, senza tante storie).

Gli ultimi ad iscriversi al FAP (Fronte anti-Putin) senza se e senza ma, sono quelli del “Foglio”, specializzati nel garantismo “un tanto al chilo” solo per le questioni giudiziarie. E anche gli eredi del post-comunista Giuliano Ferrara, mica scherzano pur di dimostrare che in fondo la figlia di Enrico Berlinguer tradisce le sue simpatie putiniane dando voce al professor Orsini. Anche loro devono partecipare attivamente al linciaggio. Così, hanno fatto ricorso al sistema più squallido. Hanno telefonato all’anziano (90 anni) ex-ministro Luigi Berlinguer per aizzarlo contro la reproba figlia di suo cugino Enrico.

La quale, invece, casomai, è perfettamente figlia di suo padre (qualcuno dovrebbe ricordarsi quando il leader PCI non si vergognò certo di dire che si sentiva “più protetto” sotto l’ombrello della NATO rispetto a quello del Patto di Varsavia).
Vistosi raggirato e strumentalizzato, Luigi Berlinguer ha subito smentito la ricostruzione dei giudizi espressi al telefono. Ma lo squallore di quell’imboscata telefonica rimane.

A certi censori d’accatto, non basta cambiare canale quando parla qualcuno con cui non sono d’accordo. Macché. Per loro, il pluralismo e la completezza dell’informazione, in certi casi, diventa un optional al quale anche Bianca Berlinguer, per il cognome che porta, dovrebbe rinunciare. Vergogna.

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