
Come la sinistra tenta di manipolare i sondaggi sulle intenzioni di voto tifando (e gonfiando) Vannacci
Sono sempre più patetici, ma non se ne rendono conto. Nella loro frenesia di accreditare un sorpasso del “campo largo” delle sinistre sul centrodestra, continuano a trasformare i loro desideri in verità parascientifiche.
E cosi, ogni due/tre settimane, gonfiano i sondaggi sulle intenzioni di voto in favore del “Futuro nazionale” del generale Vannacci. Che adesso viene quotato addirittura sopra il 4%, cioè ad oltre un milione di voti; cioè ad un movimento che a destra avrebbe già raggiunto alcuni dei risultati del vecchio MSI: boom!
In buona parte delle redazioni dei grandi giornali d’informazione (si fa per dire), i bravi “giornalisti democratici” non stanno più nella pelle. E mescolando come pare a loro i possibili frutti della futura legge elettorale (di cui non si sa ancora nulla), sfornano maggioranze in grado di ricacciare nell’angolo le destre che si sono impadronite del governo nel 2022.
Qualche lodevole eccezione, comunque, c’è. Ad esempio quella del “Tempo” diretto da Daniele Capezzone, che mettendo a confronto i più noti cinque istituti di sondaggi, ha dimostrato come si tratti di pure e semplici fantasie. Stando alle più recenti rilevazioni delle intenzioni di voto degli italiani, non c’è stato alcun sorpasso del “campo largo” delle sinistre (ammesso e non concesso che esista e sia un blocco elettorale solido) nei confronti del centrodestra. Punto.
Quindi, malgrado i giornalisti-tifosi, la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia, non ha creato nessuna inversione di tendenza. Punto e a capo.
Certo, anche all’interno dell’attuale maggioranza esistono vari problemi e non mancano le fibrillazioni neo-centriste provocate dalle demenziali sortite politiche ed editoriali dei fratelli Marina e Piersilvio Berlusconi Per ora, però, siamo ancora nell’ambito di un protagonismo tipico dei neofiti cresciuti nella bambagia di un padre tanto geniale quanto ingombrante, ma niente di più.
Prima o poi anche loro si renderanno conto che la difesa delle aziende non deve avere nulla che vedere con la politica con la P maiuscola.
Quanto al fenomeno Vannacci, le reazioni di pancia sono una cosa, i voti reali un’altra. E non saranno poche centinaia di migliaia di suffragi di protesta a mettere in crisi uno schieramento che ha messo ordine nei conti disastrati lasciati in dote dai governi “tecnici” condizionati dalle sinistre. Basterebbe leggere con attenzione gli articoli di un economista perbene come Marco Fortis sul “Messaggero” per prendere atto della reale situazione economica italiana rispetto a tutte le altre europee e occidentali, Stati Uniti e Gran Bretagna incluse.
Sempre che si sia in buona fede.


