Il grande equivoco sulla difesa che Tajani non riesce a capire

Il grande equivoco sulla difesa che Tajani non riesce a capire

22 maggio 2026

Grande e’ la confusione sotto il cielo della Farnesina. La citazione è d’obbligo se ci soffermiamo sulle dichiarazioni del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, secondo cui la Nato ha bisogno di un “defense industrial compact”, ovvero di un accordo sull’industria della difesa con gli Usa.

Tajani continua infatti ad affrontare il tema della Difesa come se fosse una normale trattativa commerciale. Non solo perché si trascura un elemento fondamentale legato ai previsti tagli alla presenza europea da parte di Washington.

Ma anche perché l’idea di un accordo sulla Difesa con gli Stati Uniti pur nascendo da una premessa reale — gli americani vogliono rafforzare l’integrazione industriale della Nato —  viene purtroppo raccontata in modo superficiale da chi evidentemente non ha compreso cosa significhi davvero interoperabilità.

Perché non si diventa interoperabili comprando americano.

Questo è il punto che alla Farnesina continuano a non capire. L’interoperabilità è un concetto politico prima ancora che militare. Significa coordinare capacità industriali, standard tecnologici, flussi informativi e catene di approvvigionamento. Significa decidere chi produce cosa, chi mantiene determinate competenze, chi cede quote di mercato e chi invece le acquisisce. Vuol dire anche condividere dati, integrare sistemi, costruire politiche comuni sulle materie prime strategiche e accettare che alcune filiere vengano subordinate ad altre.

È un discorso enorme. Serio. Strutturale.

Non basta annunciare relazioni industriali “forti” con Stati Uniti, Turchia o Regno Unito per costruire una base industriale interoperabile dentro la Nato. Perché il problema non è comprare piattaforme compatibili. Il problema è capire quale ruolo industriale avrà ciascun Paese all’interno dell’alleanza. Il ministro degli Esteri applica invece al mondo della difesa le stesse logiche della politica tradizionale: dichiarazioni, formule diplomatiche, parole ad effetto.

Ma nel settore della sicurezza le parole contano poco. Contano le capacità produttive, il controllo tecnologico e il peso industriale.