
CRISTINA SGUBIN, LA COLLEZIONISTA DI CARICHE: MA ENI NON HA NULLA DA DIRE?
Telespazio, Eni, SACE e ora anche la guida di e-GEOS. Tutto legittimo, per carità. Ma anche opportuno?
Se esistesse una carta fedeltà per le poltrone pubbliche, Cristina Sgubin avrebbe la tessera Platinum da anni.
Avvocato, classe 1980, un talento quasi scientifico per trovarsi nel posto giusto al momento giusto: Italo, Leonardo, ISPRA, Telespazio, SACE, Eni. Ora anche e-GEOS, la società dell’osservazione della Terra controllata da Telespazio, di cui è appena diventata CEO.
Complimenti. Ma il punto non è e-GEOS. Il punto sono le società strategiche dello Stato quotate come ENI o SACE…
Sgubin siede nel CdA del Cane a sei zampe come consigliera indipendente, in quota MEF. E da maggio presiede il Comitato Nomine e Remunerazioni. La regina delle nomine presiede il Comitato Nomine: almeno la coerenza non manca.
Il 7 maggio il CdA Eni ha messo nero su bianco di aver valutato il suo ruolo in Telespazio e di averlo ritenuto compatibile con l’indipendenza. Bene. Cinque mesi dopo, la Segretaria Generale è diventata amministratrice delegata di una società strategica della galassia Leonardo. Non proprio lo stesso mestiere.
Domanda semplice: Eni ha rifatto la valutazione? Ritiene ancora che la presidente del suo Comitato Nomine e Remunerazioni possa guidare, in parallelo, un’altra azienda del perimetro pubblico? Stessa domanda per SACE, dove Sgubin siede in consiglio dal 2022. E, già che ci siamo, per Biesse e Xenia.
Nessuno dice che sia vietato. Probabilmente non lo è. Ma la governance non è il gioco del “finché non è vietato, si può”. Indipendenza vuol dire anche tempo, assenza di sovrapposizioni, credibilità. E percezione, che nei comunicati stampa non si autocertifica.
Poi c’è la politica, che qui è quasi più interessante dei bilanci.
Nel 2021 Sassate la indicava come nome sostenuto da Forza Italia per il GSE. Il GSE non arrivò. Più tardi Luigi Bisignani, sul Tempo, la mise tra i papabili per la presidenza di SACE. A lei toccò però la conferma in consiglio. Premio di consolazione, versione partecipate.
Cambiano governi, ministri, presidenti, amministratori delegati, perfino i vertici di Leonardo. Certe carriere, invece, sembrano montate su sospensioni pneumatiche: non sentono le buche, non sentono le curve e soprattutto non sentono i cambi di maggioranza. Sgubin c’era prima, c’è adesso, e sale ancora.
Il problema non è se sia brava. Lo sarà certamente. Il problema è quanto debba essere indispensabile una sola persona per servire contemporaneamente così tanti pezzi dello Stato azionista. E perché il tanto celebrato ricambio si fermi sempre un centimetro prima di certe porte.
Non servono incompatibilità giuridiche. Basta una domanda: è opportuno che la presidente del Comitato Nomine e Remunerazioni di Eni sia, insieme, CEO di e-GEOS e consigliera di SACE?
Eni e SACE possono rispondere sì. Ma devono rispondere. Altrimenti l’indipendenza diventa una casella da spuntare, l’opportunità un tema da convegno e la governance un complemento d’arredo.
E Forza Italia, se cinque anni fa aveva davvero puntato su di lei, può dirsi soddisfatta. Aveva visto lungo. Molto lungo.
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