LA RIVOLTA DEGLI STUDENTI MINACCIA DI INCENDIARE L’EUROPA

LA RIVOLTA DEGLI STUDENTI MINACCIA DI INCENDIARE L’EUROPA

08 ottobre 2026

La Francia rischia di diventare l’epicentro di una nuova ondata di proteste sociali. Questa volta a scendere in piazza sono gli studenti. Oltre 250.000 manifestanti, più di 900 scuole coinvolte nelle agitazioni, scontri con la polizia e oltre 500 istituti chiusi. Il governo promette risposte entro fine ottobre, ma il malcontento rischia di andare ben oltre le rivendicazioni scolastiche.

La protesta si sta infatti estendendo al resto d’Europa. Mobilitazioni in Belgio e Grecia, occupazioni scolastiche a Roma e Torino, manifestazioni contro le tasse universitarie in Irlanda e i tagli all’istruzione in Austria. Il rischio è che si sviluppi un movimento transnazionale capace di coinvolgere anche famiglie, insegnanti e sindacati.

In Francia, la mobilitazione irrompe nella campagna presidenziale. Jean-Luc Mélenchon cavalca il malcontento, Bruno Retailleau punta sulla sicurezza, mentre Gabriel Attal ed Édouard Philippe faticano a trovare risposte convincenti. Sullo sfondo aleggia lo spettro di una nuova stagione dei gilet gialli.

Ma il problema è soprattutto economico e generazionale. Dopo la pandemia, due crisi energetiche e l’accelerazione della spesa militare, i bilanci pubblici europei sono sempre più sotto pressione. Le risorse per scuola e università scarseggiano proprio mentre aumentano gli investimenti nella difesa.

E qui emerge la contraddizione più esplosiva. Alle nuove generazioni viene chiesto di accettare un futuro lavorativo sempre più incerto, aggravato dall’intelligenza artificiale, mentre si prospetta persino il ritorno della leva militare per fronteggiare la Russia.

Nel frattempo, le democrazie europee, dominate da un elettorato sempre più anziano, continuano a privilegiare pensioni e spesa sociale destinata alle generazioni precedenti.

Il rischio è che le proteste studentesche rappresentino soltanto il primo segnale di una frattura generazionale molto più profonda.

La Francia, schiacciata da debito pubblico, austerità e instabilità politica, potrebbe essere il laboratorio di questa nuova stagione di conflitto sociale.

Perché quando una generazione comincia a percepire che il sistema le chiede sacrifici senza offrirle prospettive, la protesta smette di riguardare soltanto la scuola.

E diventa una questione di tenuta dell’intero ordine politico europeo.