
Le Pen e il bilancio dei soldi magici
Marine Le Pen ha presentato il suo contro-bilancio con la sicurezza di chi pensa di poter tranquillizzare i mercati mettendo sul tavolo qualche numero ad effetto senza rinunciare alle promesse più radicali. Il Rassemblement National promette di portare il deficit francese dal 5,4% del PIL di quest’anno al 3,7% nel 2027 e addirittura al 2,8% nel 2028. Senza austerità, naturalmente. Anzi, Le Pen parla di una “cura per la ripresa”.
Chi pagherebbe l’aggiustamento? Evasori fiscali, immigrati e Bruxelles. Viene quasi da chiedersi perché nessuno ci abbia pensato prima.
Il problema è che i conti si reggono su ipotesi macroeconomiche quantomeno creative. Il RN immagina circa 100 miliardi di aggiustamento strutturale tra 2027 e 2028 e, contemporaneamente, una crescita che accelera dallo 0,9% all’1,7-1,8%. Come se una stretta fiscale di quelle dimensioni non producesse alcun effetto sulla domanda.
Poi arrivano i risparmi. Dalla previdenza e dalla sanità dovrebbero spuntare 37 miliardi: 8 miliardi dalla riduzione dei costi ospedalieri, 10 dalla lotta alle spese indebite e 15 dalla riforma delle pensioni. Dalla lotta all’evasione dovrebbero arrivare altri 33 miliardi, quando negli anni precedenti lo Stato francese non è mai riuscito a recuperarne più di 15. Solo un nuovo sistema di riscossione dell’IVA dovrebbe generarne 18.
Quindi, e’ la volta degli immigrati: 29 miliardi di risparmi entro il 2031, di cui 18 eliminando agli stranieri parte delle prestazioni familiari e sociali.
Ed infine Bruxelles: Parigi dovrebbe tagliare di circa 20 miliardi il proprio contributo all’UE, cioè circa due terzi dell’attuale versamento. Una misura certamente originale per rassicurare chi compra OAT.
Mathieu Plane dell’OFCE stima che, dei 134 miliardi di risparmi annunciati, ben 118 siano discutibili. Nel frattempo il RN promette anche tagli dell’IVA su energia e beni essenziali per 16 miliardi e una riduzione delle imposte sulla produzione per altri 17 miliardi. Complessivamente, nuove spese e minori tasse arrivano a 69 miliardi, finanziate con 136 miliardi di risparmi largamente ipotetici.
Il risultato è che uno scenario nel quale il deficit aumenti invece di diminuire con Le Pen non ha nulla di fantascientifico.
Per decenni la Francia ha potuto permettersi di credere che da qualche parte esistessero sempre soldi da trovare. Il problema è che l’allargamento dello spread francese suggerisce che quella stagione stia finendo. E come ciliegina sulla torta Le Pen ha chiesto anche alla BCE di tagliare i tassi.
Cosa potrebbe mai andare storto?


