CRT, Palenzona e dintorni: la fine del Grande e Grosso gioco

Le dimissioni di qualche giorno fa di Fabrizio Palenzona dalla presidenza della Fondazione Cassa Risparmio di Torino (la terza fondazione italiana per patrimonio dopo Cariplo e Compagnia di Sanpaolo) sono solo la punta dell’iceberg di uno scontro oceanico che sta mettendo in movimento l’intero assetto bancario e finanziario italiano.

Palenzona è caduto improvvisamente quando sembrava un uomo imbattibile. Si è accorto troppo tardi di qualcosa che probabilmente da tempo a Torino (e non solo) si muoveva sottotraccia. Se ne è accorto per via di una “soffiata” di un consigliere di amministrazione rimasto erroneamente a lui fedele (Francesco Galietti). Troppo tardi. Palenzona era diventato troppo ingombrante e disinvolto fra i corridoi della fondazione torinese (lui che torinese non è), accusato di utilizzarne le risorse e il prestigio in maniera troppo aggressiva rispetto agli scopi statutari della fondazione. Troppe partite giocate e soprattutto tentate (alcune sono state immediatamente bloccate dal CDA della fondazione subito dopo la sua uscita: un centro di ricerca enologico nella provincia di Alessandria e una partecipazione nella strategica Banca del Fucino) con eccessiva autonomia; la presidenza di ACRI, la presidenza di CDP, l’acquisizione di Prelios (immobili + crediti deteriorati, ma questo è un capitolo che rimandiamo a una seconda puntata) insieme all’astro nascente della finanza italiana, Pignataro, di cui si conoscono meglio i crediti che i debiti.💸

A questo si aggiunge la posizione di rendita da “grande capo” dei camionisti costruita nei decenni insieme ai Benetton e a Gavio e divenuta centrale nel sistema autostradale (la Fondazione CRT detiene il 5,2% di Mundys/ex Atlantia/Benetton). Tutto ciò in aggiunta alle ancora più grandi manovre – sempre per tramite delle partecipazioni della Fondazione CRTsui futuri equilibri di Generali e Mediobanca (bordeggiando fra Unicredit e Banca Intesa, fra Caltagirone, Orcel e Benetton).

Insomma, un uomo dalle troppe partite sulle quali per di più pensava di avere raggiunto anche un sufficiente grado di “copertura” politica dall’attuale governo senza mai prestare troppa attenzione a quel “grande freddo” che ha sempre segnato i suoi rapporti con il dominus delle fondazioni bancarie, l’intramontabile Giuseppe Guzzetti, che nei corridoi torinesi descrivono come il vero regista della sua defenestrazione.

Palenzona porta così a casa non tanto la sconfitta in CRT ma soprattutto in tutte quante le partite che attraverso CRT presumeva di governare: la grande partita di Generali (di cui CRT detiene l’1,92%), e quella di Unicredit (di cui CRT detiene il 2,15%). Giocando insieme ai Benetton (Mundys), a CDP (di cui CRT detiene l’1,5%), ACRI e via di seguito. Senza il controllo della cassa della fondazione piemontese gli risulterà quasi impossibile puntare ai suoi grandi obiettivi.

L’uomo è indomito ma le prime azioni e reazioni del sistema hanno dimostrato che i rapporti di forza in campo sono stati completamente stravolti a suo sfavore. A riprova di questo il Ministro dell’Economia Giorgetti non lo ha soccorso, commissariando la fondazione come da lui pubblicamente richiesto: perché la forza di Guzzetti si fa sentire anche dalle parti del Ministero dell’Economia. Un segno evidente è che nel frattempo in CDP è già stato rinnovato – in attesa della nomina dell’AD – come presidente Gorno Tempini, guzzettiano di ferro, allontanando così definitivamente Palenzona da possibili manovre tese sino all’ultimo a nominare o lui stesso o un uomo a lui vicino. E se qualcuno pensasse a una riforma del sistema delle fondazioni bancarie si ritenga già avvertito. All’inizio di quest’anno è stata presentata una proposta di istituire una commissione bicamerale per rimettere mano alla governance delle fondazioni bancarie. Nei giorni scorsi, come agli inizi degli anni ‘90, Guzzetti e Tremonti si sono confrontati sulla stampa (sulla “Stampa”) sulla natura pubblicistica o privatistica delle fondazioni bancarie. Ma non è aria.

In aggiunta, Francesco Gaetano Caltagirone, durante i giorni della battaglia di Torino, compie una giravolta immediata, dimenticando in giornata la sua antica amicizia con il capo dei camionisti: direttamente dalle pagine del suo quotidiano romano lo infilza freddamente con due articoli premonitori, il primo dei quali conclude così: “Non sarà facile per lui la risalita…”. Caltagirone ormai ne teme le mosse troppo “indipendenti” sulle Assicurazioni Generali e ne approfitta subito. La battaglia che conduce da tempo insieme a Del Vecchio ed eredi per il controllo del colosso delle assicurazioni italiane è in salita e non può permettersi una CRT sotto il controllo di Palenzona.

Infine la Banca d’Italia mette in stand by il dossier Prelios per la sensibilità dei suoi contenuti e dei suoi potenziali acquirenti.

Insomma una Caporetto che lo stesso Palenzona denuncia di pancia in una chiacchierata informale di pochi giorni fa con la “Stampa” (quotidiano che ha seguito da sempre fin troppo da vicino le vicende di Palenzona), uno sfogo fragoroso e incontrollato, segno evidente dell’inizio della fine del grande gioco di un uomo più grosso che grande.

 

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