
Dal diritto al revolver: il ritorno del Far West globale
Putin prima, Trump poi: il mondo è stato ricacciato nel Far West. Non è una metafora suggestiva, è una diagnosi. La politica internazionale ha smesso di fingere di essere regolata da norme condivise e ha riscoperto il linguaggio primitivo della forza, dell’intimidazione, della legge del più armato. Il caso Venezuela è emblematico: agli Stati Uniti piace vincere facile, intervenire dove il costo politico è basso e il nemico non ha deterrenza. Ma cosa accadrà quando gli interessi americani si scontreranno con uno Stato nucleare guidato da un altro “sceriffo”?
Non basta più mandare le forze speciali con la compiacenza di qualche signore della droga locale. Il salto compiuto negli ultimi anni è più profondo e più inquietante. L’azione di Trump ha inciso nel tessuto stesso degli Stati Uniti, indebolendo i meccanismi democratici di controllo interno. Quando la politica estera diventa un atto di volontà personale, sganciato da contrappesi istituzionali, anche la stabilità interna inizia a scricchiolare. Governare tensioni sociali crescenti, in una società già polarizzata, potrebbe presto rivelarsi molto più difficile di quanto oggi si ammetta.
E allora, che senso ha la NATO? Perché investire risorse, uomini e credibilità in un’alleanza che dipende in modo sostanziale da un soggetto di cui non ci si fida più davvero? La domanda non è antiamericana: è tragicamente realistica. Le implicazioni sono enormi, le risposte poche e spesso ipocrite.
In questo quadro spicca, con amarezza, la balbuzie europea. Più che riunioni rituali dei “volenterosi”, servirebbe una vera assise sul futuro del continente. Ma prevarrà ancora la postura speculativa dei singoli Stati, intenti a ritagliarsi effimere rendite di posizione – Francia e Gran Bretagna in testa – oppure l’allineamento alla politica statunitense nella speranza di una ricompensa, come nel caso dei Paesi baltici e della Polonia?
Siamo in uno dei momenti più complessi degli ultimi secoli. Per lettura strategica, per decisioni da prendere, per alleanze da ridefinire, persino più intricato della Seconda guerra mondiale. Perché oggi è in crisi anche l’indipendenza dell’economia. Il debito pubblico non ha più un valore univoco: se il debitore ha la forza per non pagare, perché dovrebbe farlo?
È questa la vera frattura dell’ordine globale.
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