
Dall’ultima di Lovaglio a Siena ai francesi di Milano fino allo (s)concerto della procura: ecco che succede in Banca
Pensavamo che il risiko bancario fosse un esercizio complicato. Ma non avevamo ancora visto l’applicazione della legge capitali nel rinnovo dei consigli di amministrazione di due banche italiane. In queste settimane stiamo assistendo al caos più totale in Banco Bpm e Monte dei Paschi. Entrambe sono accumunate da due elementi critici: 1) La composizione complessa di una lista del Cda secondo nuove regole mai applicate prima. 2) La presenza di attori che vogliono prevaricare oltre il buon senso e le regole: nel caso di Milano è il tentativo di Credit Agricole di prendere il controllo della governance senza aver mai fatto una offerta di acquisto; nel caso di Siena un Luigi Lovaglio che vuole ad ogni costo una riconferma da ad nonostante le accuse avanzate dalla procura di Milano. Proviamo a fare un po’ di ordine sul futuro delle due banche.
Siena, mettiti un Maione e un piede in 4 scarpe
In queste ore l’amministratore delegato in carica Luigi Lovaglio sta presentando agli investitori il piano industriale della banca. Può essere il suo ultimo confronto con il mercato. È infatti ormai oggettivo che non è l’unico candidato ad della prossima lista del cda. Ci sono altri tre nomi graditi agli azionisti, che sono stati auditi dal comitato nomine della banca, e che hanno una ottima reputazione a Francoforte. Sono Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi. Sono tutti e tre dei manager di lungo corso che hanno guidato istituzioni finanziarie e che hanno avuto rapporti con i regolatori italiani ed europei. La Bce, in particolare, ha avuto ciò che voleva: un piano industriale in linea con il prospetto dell’opa su Mediobanca e una lista di nomi per il prossimo board aderenti con le linee guida. Se adesso il piano industriale sarà portato avanti da Lovaglio o da un altro ad a Francoforte cambia nulla. Quindi che succederà nelle prossime ore? Che tra domenica e lunedì la lista lunga del cda diventerà una lista corta di venti nomi dove sarà indicato con una certa chiarezza che il presidente della banca sarà Nicola Maione e con altrettanta certezza che l’ad non è per forza Lovaglio.
Milano sembra Parigi
La situazione al Banco Bpm è ancora più preoccupante. Terza banca italiana, la più importante del nord Italia, polmone per le imprese nei territori dove ancora c’è rimasto qualcosa da produrre: la stiamo consegnando alla Francia. Credit Agricole è dentro il capitale con il 20% e una autorizzazione a passare al 30% (citofonare a Giuseppe Castagna). Il board attuale ha fatto sapere che presenterà la lista del cda e ad oggi Agricole è intenzionato a presentare una lista di minoranza. Ciò significa che nel prossimo consiglio di amministrazione della banca avremo dai 3 ai 6 consiglieri francesi, il presidente del comitato rischi francese, la maggioranza del collegio sindacale francese e grazie al meccanismo di doppia votazione della lista del cda introdotto dalla legge capitali i francesi possono mettere un veto sull’amministratore delegato. Aggiungiamo che ai francesi non va a genio neanche l’attuale presidente, che si ricandida, Massimo Tononi. Peggio di così ci sono solo i cinesi in Terna, Snam e Italgas. Qui l’Italia o rifà le cinque giornate di Milano o ci siamo giocati Bpm.
Il concerto c’è o non c’è?
La procura di Milano ieri è stata audita in commissione banche in Parlamento. Sono state dette due cose importanti. La prima è che Luigi Lovaglio è stato fondamentale per organizzare il presunto concerto. E questo dovrebbe far pensare che se un procuratore si porta avanti così nei commenti sarà abbastanza probabile che arriveremo a un rinvio a giudizio. Lovaglio se avesse buon senso si farebbe da parte per il bene della banca che lui ha salvato pagato con i soldi del Mef azionista di maggioranza ovvero con i soldi degli italiani. Ma qua il rispetto degli italiani finisce sempre sotto le scarpe e prevale l’ego personale. La seconda: la procura parla di concerto iniziato nel 2019, quindi sarebbero 5 o 6 anni che gli azionisti si mettono d’accordo comprando e vendendo le azioni del Monte? È come dire che tutti i fondi più importanti al mondo che investono e disinvestono più o meno tutti negli stessi asset quotati sono sempre d’accordo. Ma chi può credere a un concerto di 6 anni? O c’è qualcuno che si è accordato per un preciso momento ed è accaduto un fatto, oppure se siamo passati da una indagine sulla vendita dell’ultima tranche del monte a 6 anni di accordi vuol dire che l’inchiesta diventa debole.
LA SASSATA

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