SACE, un altro pezzo della vecchia guardia lascia Piazza Poli: esce Rodolfo Mancini e si chiude un’era

SACE, un altro pezzo della vecchia guardia lascia Piazza Poli: esce Rodolfo Mancini e si chiude un’era

03 giugno 2026

A Piazza Poli continua il cambio di stagione.

Dopo l’allontanamento di Gianfranco Chimirri,  responsabile delle risorse umane e Rasputin dell’allora CEO Alessandra Ricci, lascia ora anche Rodolfo Mancini, storico capo dell’ufficio legale e figura considerata da molti osservatori uno dei principali punti di riferimento dell’assetto manageriale costruito attorno all’ex amministratrice delegata.

Per chi conosce gli equilibri di SACE, non si tratta di un semplice avvicendamento organizzativo. Con Mancini esce infatti una delle figure che più hanno attraversato e influenzato la vita interna della società negli ultimi anni.

Boiardo di lungo corso, abile tessitore di relazioni e presenza costante nei salotti romani odiati dalla Premier Meloni e da Fazzolari, Mancini era riuscito a sopravvivere rocambolescamente a numerosi cambi di vertice. Secondo fonti che hanno seguito da vicino le vicende della società, già in passato alcuni amministratori delegati e presidenti avevano espresso perplessità sulla sua permanenza in ruoli così delicati, da Fabio Gallia e Claudio Costamagna a Fabrizio Palermo. Eppure, stagione dopo stagione, Mancini era sempre riuscito a restare al proprio posto con sotterfugi e pressioni politiche.

Con Alessandra Ricci il suo ruolo si era ulteriormente rafforzato, del resto le sue aderenze nel deep state erano servite proprio ad aiutare la Ricci a prendere il comando di SACE.

Dall’attività di tutela legale dell’azienda alle numerose  iniziative giudiziarie contro giornalisti e commentatori particolarmente critici verso il management, fino alla gestione di alcuni dei dossier societari più sensibili, il capo dell’ufficio legale è stato a lungo considerato uno degli uomini chiave del sistema di potere che ha caratterizzato gli anni della precedente gestione.

Un sistema che, secondo numerosi osservatori interni ed esterni, aveva progressivamente concentrato potere decisionale in poche mani, alimentando tensioni con parte della dirigenza e suscitando più di una perplessità negli ambienti istituzionali e finanziari che seguono da vicino le partecipate pubbliche.

Se per Chimirri l’uscita era apparsa come una rottura netta e traumatica, nel caso di Mancini la soluzione sarebbe stata diversa.

Secondo fonti vicine al dossier, sarebbe stato raggiunto un accordo per una cessazione anticipata del rapporto, evitando uno scontro aperto che avrebbe inevitabilmente prodotto ulteriori tensioni. Una soluzione che avrebbe consentito al manager di lasciare l’azienda senza strappi pubblici.

Non è passato inosservato, tuttavia, il comunicato diffuso in occasione dell’uscita. Negli ambienti aziendali più di qualcuno ha osservato come il testo assomigliasse più a un’autobiografia professionale che a una tradizionale comunicazione istituzionale. Un ultimo tentativo di rivendicare il proprio ruolo e il proprio operato in una fase in cui la società sta chiaramente voltando pagina.

Il dato politico e manageriale resta però un altro.

Nel giro di pochi mesi sono uscite due delle figure più identificate con la stagione Ricci. Due manager che per anni hanno rappresentato snodi fondamentali del potere interno di SACE.

Per molti osservatori si tratta del segnale più evidente che il processo di normalizzazione avviato dalla nuova governance stia entrando nella sua fase più concreta.

L’obiettivo dichiarato è quello di riportare la società al proprio ruolo naturale: una grande istituzione finanziaria pubblica al servizio delle imprese italiane, fondata su trasparenza, collegialità delle decisioni, valorizzazione delle competenze e rapporti più equilibrati tra management, consiglio di amministrazione e stakeholder.

In questo quadro, la sostituzione del capo dell’ufficio legale che gestiva milioni di euro di budget per consulenze, assume un valore che va ben oltre l’organigramma.

È una delle posizioni più delicate dell’intera struttura e la scelta del successore rappresenterà uno dei primi veri test della nuova fase.

Perché a Piazza Poli non si sta semplicemente sostituendo qualche dirigente.

Si sta archiviando un modello di gestione che per anni ha diviso l’azienda e che oggi appare definitivamente consegnato al passato.