Difesa, il caos mediatico provocato dal generale Vannacci è solo la migliore conferma del perché della crisi della carta stampata

Ha ragione Giorgia Meloni, quando a chi le chiede come fa a resistere alla faziosità dell’offensiva mediatica contro il suo governo, risponde serafica: “Semplicissimo, non leggo i giornali”.
Perché ormai è tutta una rincorsa a chi la spara più grossa, a colpi di “spaccature”, “divisioni”, “liti” e via esagerando. Poi dicono che la carta stampata è in crisi e la gente non compra più i giornali.
Più che naturale, visto come sono fatti.
Dal momento che c’è la ricerca sistematica solo di ciò che sia in grado di danneggiare il governo di centrodestra che ha democraticamente vinto le elezioni del 25 settembre dell’anno scorso. Prima le accuse di criptofascismo, poi di razzismo e insensibilità cristiana contro l’immigrazione selvaggia, quindi di persecuzione sociale nei confronti degli abusivi del reddito di cittadinanza, per arrivare a quelle di rifiuto del compenso minimo dei 9 euro provocato dalla scellerata politica sindacale mai contrastata dai governi precedenti.
Il tutto, condito quasi sempre da fonti frallocche (“dice un esponente di primo piano… dietro garanzia dell’anonimato”, etc etc).
L’importante, per questi giornalisti e opinionisti “militanti dell’antifascismo” è poter nascondere le proprie personali faziosità dietro una maschera di rispettabilità deontologica. Una vergogna assoluta.
L’ultima vicenda illuminante, è il “caso Vannacci”. Cioè di un generale che ha violato alcune regole elementari della disciplina militare, dando autonomamente alle stampe un libercolo zeppo di sfoghi contro il “politically correct” che inquinerebbe la democrazia italiana. Sfoghi assolutamente legittimi (e in larga parte perfino condivisibili) se diffusi da chiunque in nome della libertà di espressione. Ma non da un militare in servizio permanente effettivo. Che proprio per la scelta di essere vincolato a determinate regole disciplinari, deve preventivamente concordare le sue esternazioni con la catena di comando prevista all’interno delle FFAA.
Roberto Vannacci, invece, non l’ha fatto (e non era neppure la prima volta). Perché? Perché magari aveva capito che la sua carriera era arrivata al capolinea, proprio per certe sue insofferenze? Possibile. Perché si sente pronto a buttarsi in politica? Probabile, visto che non esclude affatto di rispondere ad eventuali offerte diverse da quella di Forza Nuova.
Staremo a vedere. Ciò che invece possiamo vedere e leggere da subito è il comportamento indecoroso nei confronti di un ministro della Difesa, Guido Crosetto,  che ha semplicemente e tempestivamente fatto solo il suo dovere in quanto autorità politica, demandando allo Stato Maggiore dell’Esercito l’iter propriamente cautelare e disciplinare.
Bene, ora però i giornali fanno a gara a trovare il modo per inquinare i rapporti interni al governo in generale e a FdI in particolare. Per farlo, ricorrono a qualsiasi mascalzonata: interviste a chi -fino al giorno prima- avevano gettato letame a gogo’ (Donzelli, Bignami) oppure a politici di destra screditati (Alemanno) e a generali o ufficiali gay puntualmente anonimi, in grado però di lanciare qualche frecciata contro Crosetto.
Veri e propri capolavori di partigianeria. Senza offesa per l’ANPI.

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