Difesa: rinnovo contrattuale. Tra burocrazia e melina, il personale militare rischia di perdere il denaro che gli spetta

Tira vento di burrasca a Palazzo Vidoni, sede del Dipartimento della Funzione Pubblica. L’origine del clima turbolento non è da imputare al surriscaldamento globale, ma ad un vecchio e consolidato sistema burocratico, duro a morire, sebbene qualsivoglia Ministro si avvicendi sullo scranno si affanni a dire che lo snellimento della macchina pubblica è funzionante. L’oggetto del contendere è il nuovo contratto di lavoro del Comparto Difesa e Sicurezza che a breve vedrà la firma dei sindacati e della rappresentanza militare. Ora, occorrerebbe quantificare il termine “breve” perché abbiamo l’impressione che quel piccolo lasso di tempo diventi invece lungo ed estenuante. Nel fine settimana appena trascorso, infatti, è stata depositata una interrogazione parlamentare in tema di avanzamenti di grado del personale militare, sollevando una questione legata al mancato trattamento economico accessorio a causa di lungaggini burocratiche nel sistema dei conferimenti dei nuovi gradi.
Abbiamo cercato di capire quale nesso posso esserci tra i ritardi negli avanzamenti e il rinnovo contrattuale. Anche se la materia, apparentemente, non rientra nelle dinamiche contrattuali, questa incide negativamente sul salario. Delle due l’una: incide o non incide? Tale nodo rientra o non rientra nelle dinamiche della contrattazione?
La risposta è semplice quanto scontata: rientra a pieno titolo! Per il semplice fatto che gli incrementi stipendiali legati al nuovo contratto di lavoro andrebbero nelle tasche dei militari solo dopo circa 3 anni dal conseguimento del nuovo grado. Quindi, per farla breve, se oggi un militare ha maturato l’anzianità necessaria per percepire il nuovo trattamento economico legato al nuovo grado, questi dovrà attendere un’infinità di tempo per vedersi riconoscere ciò che gli spetta e quindi anche il nuovo incremento che deriverà dalla chiusura contrattuale.
Un paradosso, direbbero i tecnici. Un flop politico, direbbero i giornalisti televisivi. Una mancanza di dignità, direbbero i sindacalisti. Un obbrobrio, direbbe il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, se solo sapesse che questa problematica è da imputarsi alla mancanza di digitalizzazione e sburocratizzazione della Pubblica Amministrazione, la stessa che lui sbandierava in tutti i governi che lo hanno visto protagonista ma che, ancora oggi, non ne trova attuazione e risoluzione. Elementi che i tecnici della Funzione Pubblica devono tenere bene a mente se non vogliono smentire i proclami del loro Ministro. Ma si sa che le promesse sono fatte per essere disattese.
Tuttavia, se la problematica investe solo la Difesa, il Ministro Lorenzo Guerini dovrà necessariamente fare in modo che il suo personale abbia l’incremento stipendiale in tempi ragionevolmente congrui, magari impegnandosi su questo insieme al Vertice Politico del Dipartimento della Funzione Pubblica. E questo che abbiamo fino ad ora detto riguarda solo il trattamento economico fisso e continuativo (lo stipendio base, quello fisso per capirci), ma se parliamo dei compensi accessori legati al grado, come il Fondo di Produttività (FESI per il Comparto Difesa) o qualsiasi altro compenso legato al grado, lì la questione si fa davvero spinosa. I militari vengono retribuiti in base al grado indossato! E allora ci chiediamo: perché a causa di lungaggini burocratiche e differenti modalità di valutazione, il personale deve perdere tutti i soldi legati al compenso accessorio, poiché non riveste il grado che avrebbe dovuto rivestire?
Questa domanda la giriamo al Ministro Brunetta e al Ministro Guerini speranzosi che le future dichiarazioni in merito alla chiusura contrattuale 2019-2021 siano supportare “nella pratica” e non solo in “teoria”, con giusti compensi da elargire al personale militare che non chiede di essere diverso rispetto ad altri dello stesso Comparto, chiede solo di essere uguale.estenuante. Nel fine settimana appena trascorso, infatti, è stata depositata una interrogazione parlamentare in tema di avanzamenti di grado del personale militare, sollevando una questione legata al mancato trattamento economico accessorio a causa di lungaggini burocratiche nel sistema dei conferimenti dei nuovi gradi.
Abbiamo cercato di capire quale nesso posso esserci tra i ritardi negli avanzamenti e il rinnovo contrattuale. Anche se la materia, apparentemente, non rientra nelle dinamiche contrattuali, questa incide negativamente sul salario. Delle due l’una: incide o non incide? Tale nodo rientra o non rientra nelle dinamiche della contrattazione?
La risposta è semplice quanto scontata: rientra a pieno titolo! Per il semplice fatto che gli incrementi stipendiali legati al nuovo contratto di lavoro andrebbero nelle tasche dei militari solo dopo circa 3 anni dal conseguimento del nuovo grado. Quindi, per farla breve, se oggi un militare ha maturato l’anzianità necessaria per percepire il nuovo trattamento economico legato al nuovo grado, questi dovrà attendere un’infinità di tempo per vedersi riconoscere ciò che gli spetta e quindi anche il nuovo incremento che deriverà dalla chiusura contrattuale.
Un paradosso, direbbero i tecnici. Un flop politico, direbbero i giornalisti televisivi. Una mancanza di dignità, direbbero i sindacalisti. Un obbrobrio, direbbe il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, se solo sapesse che questa problematica è da imputarsi alla mancanza di digitalizzazione e sburocratizzazione della Pubblica Amministrazione, la stessa che lui sbandierava in tutti i governi che lo hanno visto protagonista ma che, ancora oggi, non ne trova attuazione e risoluzione. Elementi che i tecnici della Funzione Pubblica devono tenere bene a mente se non vogliono smentire i proclami del loro Ministro. Ma si sa che le promesse sono fatte per essere disattese. Tuttavia, se la problematica investe solo la Difesa, il Ministro Lorenzo Guerini dovrà necessariamente fare in modo che il suo personale abbia l’incremento stipendiale in tempi ragionevolmente congrui, magari impegnandosi su questo insieme al Vertice Politico del Dipartimento della Funzione Pubblica. E questo che abbiamo fino ad ora detto riguarda solo il trattamento economico fisso e continuativo (lo stipendio base, quello fisso per capirci), ma se parliamo dei compensi accessori legati al grado, come il Fondo di Produttività (FESI per il Comparto Difesa) o qualsiasi altro compenso legato al grado, lì la questione si fa davvero spinosa. I militari vengono retribuiti in base al grado indossato! E allora ci chiediamo: perché a causa di lungaggini burocratiche e differenti modalità di valutazione, il personale deve perdere tutti i soldi legati al compenso accessorio, poiché non riveste il grado che avrebbe dovuto rivestire?
Questa domanda la giriamo al Ministro Brunetta e al Ministro Guerini speranzosi che le future dichiarazioni in merito alla chiusura contrattuale 2019-2021 siano supportare nella pratica e non solo in teoria, con giusti compensi da elargire al personale militare che non chiede di essere diverso rispetto ad altri dello stesso Comparto, chiede solo di essere uguale.

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