Domenica di risiko bestiale: il  diversivo di Milano, la volata a Intesa e il 13% di Generali da mettere al sicuro;  con Cimbri pronto a prendere gli sportelli del Monte

Domenica di risiko bestiale: il diversivo di Milano, la volata a Intesa e il 13% di Generali da mettere al sicuro; con Cimbri pronto a prendere gli sportelli del Monte

07 giugno 2026

C’è un vecchio trucco da prestigiatore: mentre la mano destra si agita davanti agli occhi del pubblico, è la sinistra che fa il lavoro sporco. Stamattina, la mano destra l’ha mossa Banco BPM, che con un comunicato all’unanimità — sempre all’unanimità, questi cda, manco fossero conclavi — ha proposto a Monte dei Paschi un bel merger of equals. Oltre 1,1 miliardi di sinergie, CET1 al 15%, capitalizzazione sopra i 50 miliardi, “nuovo campione nazionale”, “DNA dei due istituti preservato”. La solita liturgia. C’è perfino il Danish Compromise citato come fosse un santino. E sotto sotto, il vero oggetto del desiderio scritto a chiare lettere: ampliare il perimetro delle opzioni strategiche “anche con riferimento alla partecipazione attualmente detenuta da MPS in Assicurazioni Generali”. Ecco: Il 13% del Leone. Quello è il punto. Tutto il resto è contorno.

Ma la castagna di Castagna è un diversivo.

La mossa del Banco di stamattina, però, profuma di manovra. Una lettera che dichiara “interesse ad avviare un dialogo” non è un’OPA, è un biglietto da visita lasciato sotto la porta. Serve a piantare una bandierina, a mettere a verbale che BPM c’era, a costringere gli altri a uscire allo scoperto. E gli altri sono usciti, eccome. Perché il problema, per chi conta a Roma, non è MPS. È chi c’è dietro BPM. Il primo azionista del Banco è Crédit Agricole, e l’idea che un 13% di Generali — il più grande investitore in titoli di Stato italiani — finisca sotto il controllo indiretto dei francesi fa accapponare la pelle a Palazzo Chigi. Il governo Meloni ha già fatto le barricate sul matrimonio Natixis-Generali. Figurarsi adesso. La castagna era buona, ma scottava.

In serata arriva il cavaliere bianco

E infatti, poche ore dopo, probabile si materializzi il cavaliere bianco: Intesa Sanpaolo. Cda convocato in giornata per imbastire un’OPA su MPS, da formalizzare — dicono i bene informati — già in serata. Carlo Messina che scende in campo non per ingordigia, ma per “mettere in sicurezza” quel benedetto 13% di Generali che oggi sta in pancia a Mediobanca, finita a sua volta dentro Siena dopo il blitz dell’anno scorso. Lo schema è elegante: Intesa si prende Mediobanca — e quindi il pacchetto Generali, blindato in mani amiche e tricolori — mentre le attività bancarie vere e proprie di MPS finirebbero altrove. Il presidio nazionale messo al sicuro, i francesi tenuti alla porta, e tutti a Roma che tirano un sospiro di sollievo. Il “terzo polo” tanto sbandierato dal governo trova così la sua quadra, paradossalmente costruita dal primo polo. Qui entrerebbe in scena il convitato di pietra: BPER, ovvero la longa manus di Unipol e di Carlo Cimbri. Perché Intesa il boccone Generali se lo prende, ma la rete territoriale di Siena — sportelli, clienti, radicamento nel Centro-Sud — quella interessa eccome a chi vuole crescere nel retail. E BPER è il candidato naturale a fare da spalla, prendendosi le attività bancarie mentre Ca’ de Sass si concentra sul gioiello assicurativo.

Se così sarà, lo sapremo tra poche ore.