ENI: le luci dei successi esteri di Descalzi; ma anche le ombre della gestione interna di Granata

ENI: le luci dei successi esteri di Descalzi; ma anche le ombre della gestione interna di Granata

01 agosto 2026

Ha tutte le ragioni del mondo Claudio Descalzi a sbandierare i continui brillanti risultati dell’ENI sui mercati internazionali. Peccato che non possa (o non voglia) fare altrettanto per quanto riguarda la gestione interna dell’ente petrolifero, quella delegata al suo “braccio sinistro” Claudio Granata.

Così, se i suoi rapporti personali con Giorgia Meloni sono sempre eccellenti, non si può certo dire altrettanto di quelli con il “braccio destro” della premier, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. E non è un mistero, difatti, che il clima con lo staff di Palazzo Chigi sia gelido.

Il perché è molto semplice. Descalzi aveva chiesto e ottenuto, al momento della conferma nel triennio precedente, di poter avere mano libera anche nella gestione (e quindi nella conferma) delle “prime linee” interne. Spiegando di avere bisogno di tempo per la riorganizzazione dell’ENI. Un compito affidato, appunto, a Granata.

Ma il triennio di decantazione è ormai scaduto da tempo e la situazione resta cristallizzata. Soprattutto per quanto riguarda i poteri di Antonio Funiciello, già potentissimo capo di gabinetto di Mario Draghi, ma soprattutto uomo di fiducia anche di Paolo Gentiloni, Matteo Renzi e Walter Veltroni. Un manager, insomma, legato da sempre ai vertici del Pd e a cui è affidato da molti anni il ruolo-chiave della supervisione nella Comunicazione e nelle Relazioni Esterne (compresa la gestione degli investimenti pubblicitari) dell’ENI, a prescindere dalle complicate definizioni in inglese dei vari specifici settori.

Inutile dire con quali tipi di scelte, che certo non hanno soddisfatto (e continuano a non soddisfare) il governo e la maggioranza di centrodestra, da dove e’ stato sollecitato inutilmente almeno un maggiore equilibrio nelle pianificazioni.

Ma su questo tema, Granata, forte della protezione di Descalzi, continua a non mostrarsi sensibile. Dedicandosi al massimo a creare una nuova collocazione “ad hoc” di un altro manager caro alla sinistra come Lapo Pistelli (già viceministro, sempre in quota Pd), responsabile “Public Affairs”. Per lui si parla di una nuova struttura sulle attività per le “materie prime critiche”.

Oppure a prevedere uno scambio di poltrone tra altri due “fedelissimi”: Luca De Santis e Massimiliano Branchi, di ritorno da SAIPEM per diventare il nuovo responsabile delle Risorse Umane e dell’Organizzazione.

Mini-cambiamenti che vengono seguiti con distacco e scetticismo da Palazzo Chigi, dove il “bersaglio grosso” continua a rimanere Funiciello, con la sua inscalfibile rete trasversale di amichettismo e protezioni varie.