Esami online bloccati: lo stallo del Ministero che schiaccia gli studenti lavoratori

Esami online bloccati: lo stallo del Ministero che schiaccia gli studenti lavoratori

23 febbraio 2026

Il decreto che avrebbe dovuto restituire agli studenti delle università telematiche la possibilità di sostenere gli esami online era atteso entro la fine dell’anno. Una scadenza chiara, annunciata, necessaria.

E invece? Silenzio. Immobilismo. Porte chiuse.

A pagarne il prezzo sono, come sempre, gli ultimi della fila: studenti lavoratori, fuori sede, genitori, chi vive lontano dai poli universitari, chi non può permettersi le rette “accessorie” dell’università tradizionale.

Un Paese che parla di inclusione, di mobilità sociale, di diritto allo studio, ma che poi lascia marcire nei cassetti un provvedimento che avrebbe tolto ostacoli concreti alla formazione di massa.

Questa non è burocrazia: questa è miopia politica trasformata in danno sociale.

L’opposizione che blocca tutto: Crui e apparato ministeriale

Le ragioni del mancato decreto sono ormai chiare a chi segue la partita universitaria: La Crui, che da anni difende il primato delle università tradizionali come una fortezza medievale, si è opposta al provvedimento. Una linea conservatrice, che continua a guardare alle telematiche come a un corpo estraneo, invece che come parte integrante del sistema.

Gli uffici del Ministero, secondo più ricostruzioni del settore, avrebbero remato nella stessa direzione, alimentando dubbi, frenate, “approfondimenti” infiniti.

Il risultato è uno stallo perfettamente funzionale a chi non vuole cambiare nulla. Un gioco delle parti ben conosciuto: si rinvia, si complica, si rimanda tutto “a data da destinarsi”.

E nel frattempo decine di migliaia di studenti ricominciano a fare i conti con viaggi, costi, permessi e sacrifici che l’online aveva finalmente ridotto.

Gli studenti? Un dettaglio sacrificabile

Lo strumento degli esami online, lungi dall’essere un vezzo tecnologico, ha rappresentato negli ultimi anni l’unica vera politica di accesso equo all’università. Non un lusso, non una scorciatoia: una necessità sociale.

Chi lavora a turni non può mollare tutto per un esame in presenza. Chi vive a centinaia di chilometri dal polo d’esame non può permettersi viaggio, hotel e giorni di ferie. Chi ha carichi familiari non può scomparire da casa ogni mese per sostenere una prova che potrebbe svolgere con lo stesso livello di serietà da remoto.

Eppure il decreto non arriva. Come se queste persone non esistessero. Come se i loro diritti valessero meno. E anche un emendamento di Fratelli d’Italia e di Forza Italia (partito della ministra Bernini) che proponeva di sanare il vuoto è stato bocciato dal ministero e riscritto limitando gli esami online per studenti in zone di guerra.

La mobilitazione cresce: la petizione è il segnale di un disagio reale

Gli studenti, questa volta, hanno alzato la voce. La petizione lanciata per chiedere il ripristino degli esami online sta correndo veloce: decine di migliaia di firme in pochi giorni. Un segnale inequivocabile che il problema non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è un’emergenza sociale in piena regola.

Mentre i tavoli istituzionali si impantanano, gli studenti si organizzano autonomamente, denunciano pubblicamente lo stallo, chiedono trasparenza. Una partecipazione che dovrebbe far riflettere qualunque decision-maker. E che invece sembra cadere ancora una volta nel vuoto.

Conclusione: questo stallo è una scelta politica, non una fatalità

Lasciamo stare le scuse e le formule di rito: il decreto non è arrivato non perché impossibile, ma perché non voluto da parti influenti del sistema universitario tradizionale con il supporto del PD e della sinistra.

Dietro la retorica della “qualità” e dei “controlli” si nasconde l’ennesima difesa corporativa di un modello che ha paura di aprirsi, di evolvere, di includere.

E finché le telematiche non verranno trattate come parte integrante del sistema, continueremo a vedere lo stesso copione: rinvii, ostacoli, freni e studenti costretti a sopportare il peso di decisioni prese altrove.

Il diritto allo studio non può aspettare le guerre di posizione del sistema universitario italiano. Il decreto va sbloccato. Ora.