
Tariffe, illusioni e realtà: la sentenza non cambia la sostanza
Festeggiavano la sconfitta di Donald Trump alla Corte Suprema. Poi il risveglio: le tariffe sono ancora lì.
In Germania, Tagesschau ha sostenuto – in modo fuorviante – che i dazi temporanei si infrangeranno contro un muro a luglio, alla scadenza dei 150 giorni. Handelsblatt ha parlato di imbarazzo storico.
I nuovi dazi temporanei sostituiscono quelli precedenti, dichiarati illegali perché imposti sotto l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 (IEEPA).
Per l’Unione Europea, dove entrambe le aliquote sono al 15%, l’effetto nel breve è neutrale. Le auto restano al 15%. Acciaio e alluminio seguono un regime separato al 50%. Il nuovo 15% non si aggiunge a quel 50%.
Ma la partita vera è un’altra. Trump punta a ricostruire l’intera architettura tariffaria precedente usando il Trade Act del 1974.
Nel weekend ha invocato la Section 122, che consente sovrattasse e restrizioni per 150 giorni per affrontare squilibri nei pagamenti.
La misura entra in vigore il 24 febbraio e scade il 24 luglio. A quel punto, il Congresso potrebbe prorogare l’autorità. Oppure il presidente potrebbe lasciar decadere i dazi per un giorno, rideclarare l’emergenza e riavviare il conteggio.
Reggerà in tribunale? Forse. Ma reggerà abbastanza a lungo.
La Section 122 serve a guadagnare tempo per il passaggio alla Sezione 301, già attivata tramite l’USTR, la United States Trade Representative, l’autorità americana che avvia formalmente le indagini contro presunte pratiche commerciali discriminatorie.
L’esito appare scontato: ripristinare la vecchia struttura tariffaria. Le procedure 301 richiedono audizioni e un rapporto finale. In passato, la durata minima è stata di sei-sette mesi: poco oltre i 150 giorni. Difficile immaginare un Congresso repubblicano negare una breve proroga tecnica.
Si capisce perché la Commissione europea sia nervosa. L’indagine 301 apre alla possibilità di modifiche. Da qui l’insistenza sul principio: un accordo è un accordo.
Ma non vi sono elementi per ritenere che il nuovo regime sarebbe più penalizzante di quello IEEPA. La legge commerciale americana lascia al presidente ampia discrezionalità per concedere esenzioni.
Nel breve, per l’UE cambia poco. Per il Regno Unito, i dazi salgono dal 10% al 15%. Per Cina e Brasile scendono temporaneamente, ma solo per 150 giorni, forse qualcosa in più, prima di risalire. Molti grafici sugli effetti netti si basano su ipotesi discutibili.
Il vero rischio? Un Parlamento europeo che rifiuti di implementare l’intesa. Il ritardo è comprensibile. Una rottura permanente lo sarebbe meno.
La sentenza della Corte Suprema non smantella le tariffe. Semplicemente sposta il terreno dello scontro.


