FONDAZIONE CRT, ecco cosa succede quando i giornalisti si trasformano in tifosi e sognano come Commissario perfino la Fornero

Settimana scorsa, bruciando tutti i tempi e andando in direzione opposta a quasi tutte le previsioni dei grandi giornaloni (ma guarda un po’..), il CdA della Fondazione CRT ha smentito l’arrivo di un Commissario del Ministero dell’Economia e nominato un nuovo Presidente al posto dell’”uscito” Palenzona: Anna Maria Poggi.

Tutto questo succedeva mentre i giornaloni (nemmeno quelli di centro destra si sono smarcati da questa narrazione), ancora si dilungavano nella ricerca del nome di un oramai imminente Commissario (qualcuno era arrivato persino alla ex ministra Elsa Fornero…siamo alle comiche..).

I giornali non brillavano in comprensione ma forse sarebbe meglio dire che la capacità di influenza da parte di alcuni “mondi esterni” li riduceva a “ripetitori” di una linea che mal si conciliava con quanto era realmente già successo: fuori Palenzona da CRT, dentro la Poggi come Presidente di CRT e nessun Commissario Governativo nemmeno in vista.

Il Ministro Giorgetti, alla sua maniera tradizionale, non interveniva, lasciava correre, limitandosi a registrare i fatti dopo avere inviato due ispettori: vigiliamo, l’Ente è autonomo.

Mentre la distensiva neo-Presidente dichiarava piena collaborazione con gli Ispettori del Ministero.

In questo modo, fortunatamente, la Fondazione bancaria ha potuto riprendere tranquillamente a vivere di luce propria senza interventi esterni straordinari.

“Tranquillamente” si fa per dire visto il tentativo in corso di utilizzare, insieme alla “via mediatica”, anche la “via giudiziaria”.

Per la prima, quella mediatica, come detto sopra, abbiamo assistito ad un concerto quasi univoco (“Il Commissario è alle porte”, “In bilico l’elezione del Presidente”, “Il CdA non potrà procedere alla nomina del nuovo Presidente”….) fra Sole 24 Ore, Il Giornale, Dagospia, La Verità, Corriere della Sera, e il Gruppo Gedi (La Stampa e La Repubblica di Torino).

Queste ultime testate, oltretutto, “a metà del guado” e imbarazzate dalla loro stessa precedente gestione delle vicende della Fondazione. Basti ricordare solo che un giornalista della Stampa che seguiva i fatti di CRT, è stato poi assunto dalla stessa Fondazione….

Un coro giornalistico pressoché univoco risultato poi completamente erroneo visto il risultato finale. Cambierà la musica dei giornali ora che si è rivelata del tutto stonata? Vedremo.

Per la seconda, la “via giudiziaria” (4 degli attuali consiglieri di amministrazione, sotto indagine, non hanno partecipato al voto della Presidente per evitare imbarazzi), accanto all’indagine della Procura di Torino (le ipotesi di reato sono di “interferenze illecite sulla Assemblea” e quindi di definizione di un “patto occulto” per condizionarne le scelte), ne spuntano almeno altre due.

Perché la Procura e la Guardia di Finanza indagano pure su alcune operazioni di investimento effettuate da CRT sotto la guida del precedente Presidente e ritenute da alcuni troppo costose o non coerenti con la città di Torino. Si tratta di accertamenti partiti a seguito della segnalazione al MEF del segretario generale della Fondazione bancaria, Andrea Varese (da sempre allineato all’ex Presidente Fabrizio Palenzona). A questa, si è aggiunta quella della Procura di Roma, affidata al PM Cascini.

Quali novità ci attendono da un doppio percorso investigativo e giudiziario così rilevante? In questi mesi gli scambi telefonici, di corrispondenza, di messaggini, fra i vari attori della vicenda sono stati tanti e possono portare molta linfa a chi, investigando, potrà non solo chiarire la vicenda della gestione della Fondazione bancaria, ma magari pure delle altre operazioni finanziarie più rilevanti (vedi prima di tutto Generali, ma anche Unicredit e Mundys dei Benetton), nelle quali CRT è impegnata.

Dentro quei messaggini – tra Roma e Torino – ci sono tanti elementi utili a chiarire cos’è avvenuto davvero.

Basta analizzarli a fondo. Attendiamo trepidanti.

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