Germania, la grande coalizione entra nella zona rossa

Germania, la grande coalizione entra nella zona rossa

27 luglio 2026

L’estate di Friedrich Merz avrebbe dovuto segnare il rilancio del governo tedesco. Si è trasformata invece nell’ennesimo boomerang politico. Il rimpasto di governo, pensato per rilanciare l’immagine della coalizione dopo l’uscita di Jens Spahn dalla guida del gruppo parlamentare CDU/CSU, è finito nel caos tra indiscrezioni, ministri licenziati via telefono e sostituti che hanno rifiutato l’incarico all’ultimo momento.

Il problema, però, va ben oltre il rimpasto. La grande coalizione attraversa una crisi di consenso senza precedenti. CDU/CSU e SPD, i due pilastri della politica tedesca del dopoguerra, valgono oggi insieme appena un terzo dell’elettorato. Con le elezioni regionali di settembre nell’Est, il rischio è che in alcuni Länder l’AfD possa conquistare la maggioranza assoluta semplicemente grazie al mancato superamento della soglia del 5% da parte dei partiti minori.

All’interno della CDU iniziano inoltre ad affiorare contestazioni aperte contro Merz, una novità assoluta rispetto all’era Merkel. Ancora peggiore la situazione della SPD, ai minimi storici e sempre più divisa. Crescono le pressioni per sostituire gli attuali leader con Boris Pistorius, il ministro della Difesa e politico più popolare del Paese. Ma anche un cambio di leadership difficilmente risolverebbe il problema di fondo.

La vera fragilità è strutturale. La CDU governa con una SPD che rallenta molte delle riforme economiche auspicate dai conservatori, mentre la SPD paga il prezzo di sostenere un’agenda che aliena parte del proprio elettorato. Nessuno dei due partner può permettersi di rompere la coalizione, ma nessuno riesce più a trarne beneficio politico.

È il classico governo destinato a sopravvivere per necessità, non per convinzione. E quando una coalizione resta unita solo perché non esistono alternative, il rischio è che a rafforzarsi siano proprio quelle alternative che fino a ieri sembravano impensabili. In Germania, quel nome è AfD.