
Grecia: la geopolitica di Poseidone
Le sanzioni europee contro la Russia sono state approvate, ma il vero negoziato si è giocato sul mare. E a vincerlo è stata la Grecia.
Per settimane Atene ha bloccato il 21° pacchetto di sanzioni utilizzando il proprio diritto di veto. L’obiettivo non era difendere Mosca, bensì salvaguardare uno dei pilastri dell’economia nazionale: lo shipping. Il governo greco ha chiesto un’esenzione che consentisse alle proprie compagnie di continuare a trasportare GNL russo verso Paesi extra-UE anche dopo il 2027, almeno per i contratti firmati prima dell’invasione del febbraio 2022. Una richiesta sostenuta anche da Dynagas, operatore specializzato nelle metaniere rompighiaccio impiegate nel terminal artico di Yamal.
Molti partner europei hanno protestato, sostenendo che riaprire un testo già approvato avrebbe creato un precedente pericoloso. Ma Atene ha mantenuto il veto fino all’ultimo, ottenendo infine l’esenzione richiesta. Un promemoria di come, quando sono in gioco interessi strategici nazionali, anche la solidarietà europea trovi rapidamente i propri limiti.
Il compromesso non si è fermato qui. Il price cap sul petrolio russo è rimasto congelato per altri dodici mesi, rinviando l’aumento previsto da 44 a 58 dollari al barile, anche grazie alle pressioni esercitate da Grecia, Cipro e Malta. Al tempo stesso il pacchetto amplia la blacklist della flotta ombra russa, colpisce nuove banche, piattaforme crypto, società energetiche e oltre 250 persone e aziende accusate di sostenere lo sforzo bellico del Cremlino.
Ogni Paese ha portato al tavolo le proprie priorità. Portogallo e Germania hanno eliminato le restrizioni sulle importazioni di merluzzo e pollack russi. La Bulgaria ha ottenuto la rimozione dalla lista nera del patriarca della Chiesa ortodossa e del fondatore di Lukoil. L’Austria ha invece strappato la revoca delle sanzioni contro la holding Rasperia per consentire a Raiffeisen Bank di limitare le perdite accumulate in Russia.
La vicenda dimostra ancora una volta che la geopolitica europea è sempre più condizionata dalla geografia economica. La Grecia controlla una quota dominante della flotta mercantile mondiale e non intende sacrificare questo vantaggio competitivo.
Ma il mare presenta anche il conto. Le petroliere greche continuano a operare nelle aree più pericolose del pianeta. Una nave di Dynacom è stata colpita mentre caricava greggio nel terminal del Caspian Pipeline Consortium sul Mar Nero. Un’altra è stata attaccata al largo dell’Oman e, secondo diverse ricostruzioni, successivamente sequestrata dall’Iran dopo l’evacuazione dell’equipaggio.
Non è un caso che nel 2024 Atene abbia promosso la missione navale europea Aspides nel Mar Rosso. Oggi, però, un’operazione analoga nello Stretto di Hormuz viene esclusa finché il conflitto resterà aperto.
Il risultato è un paradosso destinato a diventare sempre più frequente: l’Europa vuole usare le sanzioni come arma geopolitica, ma dipende ancora dalla potenza marittima di quei Paesi che vivono proprio del commercio globale che le sanzioni cercano di limitare. In fondo, prima ancora della politica, è Poseidone a dettare le condizioni.


