La Francia scopre il prezzo del debito

La Francia scopre il prezzo del debito

23 luglio 2026

Per anni la Francia ha vissuto nell’illusione che il debito fosse praticamente gratuito. Oggi quella stagione è finita. E i mercati stanno iniziando a presentare il conto.

Il rendimento del decennale francese ha sfiorato il 4%, un livello che non si vedeva dalla crisi finanziaria del 2008. Nello stesso periodo anche il Bund tedesco è salito oltre il 3%. Dietro il movimento c’è certamente il ritorno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con il Brent vicino ai 97 dollari e il rischio di una nuova ondata inflazionistica che potrebbe costringere la BCE a mantenere una politica monetaria più restrittiva.

Ma la geopolitica spiega soltanto una parte della storia.

L’altra è tutta francese.

Tra meno di un anno il Paese voterà per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. I sondaggi continuano a indicare un possibile ballottaggio con Marine Le Pen protagonista, mentre il fronte centrista appare ancora frammentato. Per gli investitori il problema non è soltanto chi vincerà. È quale politica fiscale seguirà il prossimo governo.

Per anni i tassi prossimi allo zero hanno permesso a Parigi di accumulare debito senza pagarne realmente il costo. Oggi rifinanziare quel debito costa tra il 3,7% e il 4%. Secondo Natixis, la spesa per interessi potrebbe quasi raddoppiare, passando da circa 60 miliardi di euro nel 2025 a 110 miliardi nel 2028, fino a sfiorare 137 miliardi nel 2030.

A quel punto gli interessi assorbirebbero oltre il 3% del PIL. Una dinamica che restringe inevitabilmente gli spazi per finanziare welfare, investimenti e difesa.

I mercati osservano con attenzione anche il confronto con l’Italia. Fino a pochi anni fa era Roma a pagare sistematicamente un premio per il rischio rispetto alla Francia. Oggi il differenziale si è praticamente azzerato. Francia e Italia si finanziano agli stessi tassi, mentre lo spread con la Germania è salito da 60 a 80 punti base.

È un cambiamento simbolico oltre che finanziario.

Il messaggio dei mercati è semplice: il rischio non dipende solo dal livello del debito, ma dalla credibilità politica di chi dovrà gestirlo.

Ed è proprio qui che emerge il nodo centrale. Tutti i partiti francesi riconoscono la necessità di ridurre la spesa pubblica, contenere il deficit e affrontare la riforma delle pensioni. Ma nessuno vuole dire agli elettori dove taglierà o chi dovrà lavorare più a lungo.

Per anni la politica ha rinviato il problema confidando nei tassi bassi della BCE. Oggi quel paracadute non esiste più.

E quando il denaro torna ad avere un prezzo, anche le promesse elettorali tornano a fare i conti con la matematica.