
L’Europa sta riscrivendo il copione della crisi del gas
L’Europa pensava di essersi lasciata alle spalle il trauma del gas del 2021. In realtà sta ricominciando a vedere gli stessi segnali che precedettero quella crisi.
Allora tutto iniziò quasi in sordina: prezzi del gas in lenta risalita, stoccaggi insolitamente bassi, mercato convinto che fosse soltanto una fase temporanea. Poi arrivò la chiusura del Nord Stream e il continente si trovò davanti alla più grave crisi energetica della sua storia recente. Molte industrie europee non si sono ancora completamente riprese.
Oggi il contesto è diverso. È improbabile che la crisi di Hormuz produca uno shock della stessa intensità. Ma le analogie stanno aumentando.
Il primo campanello d’allarme riguarda il gas. Il benchmark europeo TTF è tornato intorno ai 62 euro per MWh, sui massimi registrati durante la guerra con l’Iran, mentre continua a mancare una parte significativa delle forniture di GNL provenienti dal Qatar, che normalmente rappresenta circa un quinto del commercio mondiale.
Il secondo riguarda l’elettricità. Poiché il gas continua a determinare il prezzo marginale dell’energia in gran parte d’Europa, il rincaro si trasferisce rapidamente sulle bollette. I future tedeschi per il quarto trimestre sono saliti a circa 141 euro per MWh, mentre in Italia il prezzo dell’energia per il giorno successivo ha raggiunto circa 170 euro per MWh. Non è un caso che proprio l’Italia rischi di essere uno dei Paesi più esposti: il suo mix elettrico dipende ancora fortemente dalle centrali a gas e operatori come Edison erano tra i principali clienti del Qatar, che ha dichiarato forza maggiore sulle forniture.
Ma il vero problema potrebbe non essere l’estate. È l’inverno.
Gli stoccaggi europei oggi si trovano grosso modo sugli stessi livelli del 2021 e rimangono circa 16 punti percentuali sotto la media degli ultimi dieci anni. Tradotto in termini fisici significa un deficit di circa 16-17 miliardi di metri cubi di gas, più dell’intero consumo annuo del Belgio.
Se questa lacuna dovrà essere colmata acquistando carichi spot di GNL mentre Hormuz continuerà a operare ben al di sotto della normalità, l’Europa entrerà nell’inverno con margini di sicurezza estremamente ridotti. A quel punto non conteranno soltanto le temperature europee.
Diventeranno decisivi anche fattori esterni: la domanda asiatica, il fabbisogno della Cina, il clima nel Nord-Est asiatico e la disponibilità globale di carichi di GNL.
La lezione del 2021 è che le grandi crisi energetiche raramente esplodono all’improvviso. Si costruiscono lentamente, attraverso una serie di squilibri che, presi singolarmente, sembrano gestibili. Il rischio oggi non è che la storia si ripeta identica. È che l’Europa stia sottovalutando, ancora una volta, i segnali che la precedono.
Nel frattempo Berlino ha appena certificato un cambio di paradigma nella transizione energetica. Berlino ha aperto la prima asta pubblica per sovvenzionare 4,5 GW di nuove centrali a gas destinate a garantire la sicurezza della rete quando eolico e fotovoltaico non producono abbastanza elettricità.
Il messaggio è inequivocabile: le rinnovabili, da sole, non sono ancora in grado di assicurare continuità di servizio. Per questo lo Stato offrirà fino a 244.000 euro per MW all’anno, per quindici anni, agli operatori che costruiranno nuova capacità “dispacciabile”. In prospettiva, queste centrali dovranno essere convertite all’idrogeno verde, ma nel frattempo saranno alimentate a gas.
Non male per un Paese che ha investito in quasi 200 GW di energia da fonte rinnovabile…


