Il giorno in cui la Cina disse “No, grazie” alla Germania

Il giorno in cui la Cina disse “No, grazie” alla Germania

23 luglio 2026

«Búyòng, xièxie». No, grazie.

È la risposta che i venditori tedeschi di automobili sentono sempre più spesso in Cina. E dietro quella formula cortese si nasconde il crollo di uno dei pilastri industriali della Germania.

Dal 2016 le vendite complessive di auto in Cina sono aumentate del 17%. Quelle dei marchi tedeschi sono diminuite del 38%. Il grosso del tracollo riguarda Volkswagen, travolta da un mercato che è passato dall’auto a combustione a quella elettrica molto più rapidamente di quanto Wolfsburg fosse disposta ad ammettere.

Mentre i tedeschi perdono terreno in Cina, i cinesi invadono il resto del mondo. Nei primi sei mesi dell’anno Pechino ha esportato 5,3 milioni di automobili: un volume equivalente all’intero mercato europeo. E solo una vettura su sette è arrivata nell’Unione europea. Altro che problema circoscritto ai dazi di Bruxelles: l’offensiva cinese è globale.

Per decenni i costruttori tedeschi hanno considerato la Cina come un secondo mercato domestico. Oggi quel mercato li sta espellendo. Volkswagen ha già chiuso cinque stabilimenti, tagliando un milione di unità di capacità produttiva annuale. Altre 500 mila sono destinate a sparire.

 

Il problema non è soltanto tecnologico. È culturale. Secondo McKinsey, i consumatori cinesi preferiscono sempre più vetture progettate e prodotte localmente. I marchi nazionali sono diventati motivo di orgoglio. Dieci anni fa l’auto tedesca era uno status symbol. Oggi rischia di apparire come un prodotto costoso, lento e fuori sintonia con il mercato.

A Berlino e Wolfsburg continuano a ripetere che il prossimo modello cambierà tutto. Lo dicono da dieci anni. È il trionfo della speranza sull’esperienza, regolarmente rilanciato da una stampa che prende per buoni i piani industriali senza verificarne i risultati.

La Smart elettrica di Mercedes, costruita in Cina, è l’esempio perfetto. Non ha conquistato i cinesi. E con i dazi europei è diventata troppo cara anche per gli europei.

Un’auto senza mercato. La sintesi perfetta della crisi tedesca.

Posso renderla ancora più aggressiva e politica, insistendo sugli errori di Berlino e sulla transizione elettrica imposta dall’Europa.