Groenlandia, l’illusione europea: perché Trump può spingersi molto più in là di quanto Bruxelles creda

Groenlandia, l’illusione europea: perché Trump può spingersi molto più in là di quanto Bruxelles creda

20 gennaio 2026

In mezzo al rumore, in Europa sta maturando una forma di compiacenza che rischia di produrre decisioni pessime. Si continua a sottovalutare la determinazione di Trump a “prendersi” la Groenlandia e, simmetricamente, si sopravvaluta l’opposizione domestica in grado di fermarlo.

Rumore mediatico, analisi desiderante, e la solita convinzione europea che “qualcuno a Washington metterà un freno”. No: il sistema americano non funziona così.

Paradosso: se oggi la Corte Suprema dovesse bocciare i dazi di Trump (scenario possibile), aumenterebbe la probabilità di un’escalation sulla Groenlandia. Perché? Perché il 10% minacciato è lo strumento principale per piegare gli europei senza alzare il livello. Se la leva commerciale venisse disinnescata, resterebbe la leva di potenza. E quando entra in gioco la “national security”, storicamente l’esecutivo USA tende a prevalere sul Congresso, nonostante la teatralità delle audizioni e delle indignazioni.

È vero: Trump non ha il Congresso “con lui” sulla Groenlandia. Una annessione legale richiede passaggi legislativi e, soprattutto, soldi: appropriations. Ma come Commander in Chief non ha bisogno del Congresso per decidere un’azione militare. Questo è il punto che molti europei fingono di non vedere.

Altro autoinganno: “un’invasione è improbabile”. Forse. Ma i segnali precoci, se ci fossero, sarebbero proprio i movimenti di truppe. Circolano indiscrezioni su reparti messi in preallerta: non possiamo verificarle, ma il concetto è corretto. E Copenaghen che invia più soldati in Groenlandia? Washington lo legge (non a torto) come un gesto “contro” gli USA. Ma a cosa serve, se la Danimarca non combatterà mai gli Stati Uniti? È deterrenza teatrale, quindi controproducente.

Questa settimana l’UE arriva a due snodi: Davos e Consiglio Europeo straordinario. Francia spinge per usare l’Anti-Coercion Instrument; Italia contraria; Germania incerta e sotto pressione industriale. Merz vuole “prima la diplomazia”: tradotto, guadagnare 48 ore. Ma Trump sembra più preparato degli europei: altro High Noon, con l’UE che rischia di reagire per emotività.

Il peggio, però, è la qualità dei consigli. C’è chi propone di ritirare pacchetti di deregulation e raddoppiare la pressione regolatoria: suicidio competitivo. Altri evocano la vendita dei 10 trilioni di asset USA o il ritiro dell’oro: fantasia da bar, non strategia. E poi i “cheerleader” americani anti-Trump che incitano l’Europa a non cedere. Per fare cosa, esattamente? La Cina tiene gli USA per forniture critiche. Noi cosa abbiamo: champagne, alta moda e auto tedesche. L’Europa ha piegato sul commercio per un motivo: dipendenza strutturale dagli Stati Uniti. E oggi quella dipendenza, è aumentata.