Con le drammatiche proteste in tutto il Paese, per i ridicoli ristori che il governo riesce a riconoscere alle categorie più colpite dalle conseguenze della pandemia, c’è chi si accinge a sperperare il denaro pubblico.

Il GSE, tanto per fare uno degli esempi più eclatanti, ma certo non il solo. E difatti pare (pare, eh?) che il MEF stia cercando di correre ai ripari e rimettere ordine. Anche se difficilmente riuscirà a fare in tempo.

Nel settore energetico (come anche in altri comparti statali), dove stanno per piovere nelle tasche di dirigenti, quadri, impiegati e operai, i “premi di produzione”. Si va dai 40/50 ai 10/15mila euro, tanto per gradire. Che in regime di “smart working” per i dipendenti pubblici e con centinaia di migliaia di lavoratori che non riescono neppure a mettere insieme il pranzo con la cena, fanno sinceramente scandalo.

Così come fanno ugualmente scandalo quegli straordinari pagati a parte sulla base di autodichiarazioni spesso fasulle e comunque incontrollabili. E poi ci si lamenta delle tensioni sociali e ci si indigna, nel Palazzo, se la gente scende in piazza a protestare.

Il GSE, appunto, è uno dei casi più clamorosi di questo sperpero. Anche perché viene da un triennio in cui l’AD Moneta (indicato dal M5S) ed il Presidente Vetro’ (scelto dalla Lega), se le sono date di santa ragione, collezionando brutte figure a catena. E Sassate non ha mancato di denunciare il caso più unico che raro di un AD, appunto Moneta, che è riuscito a fare causa alla stessa azienda che amministra per mere ambizioni stipendiali. Una situazione talmente esplosiva da costringere alla fine il CdA a tenere per se’ la delega sulla gestione del personale. Ed ecco perché, visto che si sta andando al rinnovo delle cariche, sarebbe ora opportuno un sano azzeramento di tutti, membri del collegio sindacale compreso.

Riusciranno nella ciclopica impresa di risparmiare sui “premi di produzione” dei comparti pubblici i ministri Franco, Brunetta e Cingolani? Sarebbero risorse importanti da destinare a ristori ben più robusti, presidente Draghi, non le pare? on le drammatiche proteste in tutto il Paese, per i ridicoli ristori che il governo riesce a riconoscere alle categorie più colpite dalle conseguenze della pandemia, c’è chi si accinge a sperperare il denaro pubblico. Il GSE, tanto per fare uno degli esempi più eclatanti, ma certo non il solo. E difatti pare (pare, eh?) che il MEF stia cercando di correre ai ripari e rimettere ordine. Anche se difficilmente riuscirà a fare in tempo. Nel settore energetico (come anche in altri comparti statali), dove stanno per piovere nelle tasche di dirigenti, quadri, impiegati e operai, i “premi di produzione”. Si va dai 40/50 ai 10/15mila euro, tanto per gradire. Che in regime di “smart working” per i dipendenti pubblici e con centinaia di migliaia di lavoratori che non riescono neppure a mettere insieme il pranzo con la cena, fanno sinceramente scandalo. Così come fanno ugualmente scandalo quegli straordinari pagati a parte sulla base di autodichiarazioni spesso fasulle e comunque incontrollabili. E poi ci si lamenta delle tensioni sociali e ci si indigna, nel Palazzo, se la gente scende in piazza a protestare.

Il GSE, appunto, è uno dei casi più clamorosi di questo sperpero. Anche perché viene da un triennio in cui l’AD Moneta (indicato dal M5S) ed il Presidente Vetro’ (scelto dalla Lega), se le sono date di santa ragione, collezionando brutte figure a catena. E Sassate non ha mancato di denunciare il caso più unico che raro di un AD, appunto Moneta, che è riuscito a fare causa alla stessa azienda che amministra per mere ambizioni stipendiali. Una situazione talmente esplosiva da costringere alla fine il CdA a tenere per se’ la delega sulla gestione del personale. Ed ecco perché, visto che si sta andando al rinnovo delle cariche, sarebbe ora opportuno un sano azzeramento di tutti, membri del collegio sindacale compreso.

Riusciranno nella ciclopica impresa di risparmiare sui “premi di produzione” dei comparti pubblici i ministri Franco, Brunetta e Cingolani? Sarebbero risorse importanti da destinare a ristori ben più robusti, presidente Draghi, non le pare?

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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