
Hormuz, il prezzo dell’incertezza
Quanto petrolio passa davvero attraverso lo Stretto di Hormuz? La risposta è semplice: nessuno lo sa. Ed è probabilmente questa la variabile più importante oggi per capire perché il Brent sia tornato sopra i 100 dollari al barile.
Prima della guerra attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili al giorno, quasi un quinto dei consumi mondiali. Oggi quella certezza è scomparsa. Navi che spengono i transponder, attraversamenti “dark”, immagini satellitari ritardate, corridoi protetti dalla Marina americana e rotte alternative rendono quasi impossibile ricostruire i flussi in tempo reale.
Il risultato è paradossale. Il segretario americano all’Energia Chris Wright sostiene che il 31 agosto siano transitati oltre 17 milioni di barili sotto protezione statunitense. Kpler, utilizzando satelliti, segnali delle navi e dati portuali, ne vede forse 6 milioni. Per agosto stima appena 4,3 milioni di barili al giorno, saliti verso 5 milioni nei primi sei giorni di settembre. Wright parla invece di una media superiore a 9 milioni.
Non stiamo discutendo di qualche centinaio di migliaia di barili. Tra una stima e l’altra ballano milioni di barili al giorno.
Ed è questo il vero problema per il mercato.
Per la prima volta nella storia moderna del petrolio gli operatori non riescono a misurare con precisione i flussi attraverso la principale arteria energetica mondiale. E se non sai quanto petrolio sta passando da Hormuz, non sai neppure quale sia realmente l’offerta globale disponibile.
L’incertezza è diventata essa stessa un fondamentale.
Da qui nasce un premio per il rischio destinato a rimanere incorporato nelle quotazioni anche qualora i flussi aumentassero. Per eliminarlo non basta infatti far transitare qualche petroliera in più. Serve ristabilire la certezza che domani, dopodomani e il mese prossimo quelle navi continueranno a passare.
E siamo lontanissimi da questo scenario. Le forze legate all’Iran hanno colpito 27 navi dall’inizio di luglio, Teheran minaccia una nuova zona sottoposta a restrizioni nel Golfo e continua a parlare di “guerra economica” contro Washington.
Il nuovo Hormuz potrebbe quindi trasportare metà dei volumi precedenti alla guerra. Oppure molti di più.
Nessuno riesce a dimostrarlo.
E quando il mercato non riesce più a misurare l’offerta, il prezzo non remunera soltanto il petrolio. Remunera la paura di quello che non riesce a vedere.


