
Il Grande Buio di Berlino e il bluff della transizione: se la rete “balla”, il green si scollega
Mentre a Berlino si contano i danni dell’ultimo massiccio blackout (come riportato dalla Bild), sarebbe il caso di smetterla con la narrazione delle favole e guardare in faccia la realtà industriale.
La capitale tedesca al buio non è solo un incidente tecnico: è il trailer di quello che accade quando l’ideologia si scontra con le leggi della fisica e dell’elettrotecnica.
C’è un dettaglio tecnico che i corifei della “transizione a tutti i costi” omettono regolarmente: un pannello solare, durante un blackout, è utile quanto un soprammobile di silicio.
Perché forse non tutti sanno che, per produrre energia, il fotovoltaico ha bisogno di energia già presente in rete. Se la rete va giù, l’impianto si scollega per sicurezza.
È la cosiddetta “integrazione energetica” di cui si riempiono la bocca nei convegni: se la rete non è perfettamente stabile, il fotovoltaico si stacca da solo.
Citofonare Madrid per referenze: in quattro secondi sono saltati milioni di pannelli. Hanno un bel relè di protezione (ovviamente made in China) che, appena la frequenza balla, fa “clic”.
E se la rete è spenta, resta spenta. In Spagna hanno ripristinato tutto dopo le 22:00, quando di sole non c’era più traccia, grazie all’import e al nucleare. La baracca è ripartita così, non con le girandole.
La Germania, che della transizione verde è stata la scuderia capofila, ha già iniziato la ritirata strategica. Un mese fa, nel silenzio generale, ha annunciato la realizzazione di 35.000 MW di nuovi impianti a gas. Avete letto bene: oltre 70 centrali da 400 MW l’una. Un investimento da almeno 30 miliardi di euro, con i primi 10.000 MW pronti entro due anni.
Fine della ricreazione: lo Stato torna padrone.
Questa mossa non è solo un cambio di mix energetico, è la distruzione sistematica dei pilastri delle liberalizzazioni degli anni Novanta:
- Addio alla generazione privata: non sono più i privati a decidere dove e come costruire. È lo Stato tedesco che decide dove vanno fatte le centrali. Il mercato ha fallito, la sicurezza nazionale riprende il comando.
- Addio al libero mercato dei prezzi: col sistema del marginal price, queste centrali non si ripagherebbero mai. E allora? Lo Stato passa alla remunerazione a “copertura costi fissi”. Funzioneranno come enormi gruppi elettrogeni: tariffa fissa per coprire manutenzione e costi, e rimborso del gas consumato a piè di lista.
Il secondo pilastro della liberalizzazione va così a farsi benedire. Mentre noi in Italia continuiamo a discutere di pale eoliche nei posti più improbabili, la locomotiva d’Europa torna al gas e al controllo statale per evitare di finire come Berlino: al buio, al freddo e con i pannelli solari tristemente spenti sul tetto.
In Italia importiamo l’80% dell’energia. Il restante 20% è fatto in casa con idroelettrico, eolico e solare. Ma guarda caso, quando l’elettricità manca, dei “miracoli” delle rinnovabili non parla più nessuno. Sarebbe ora di riflettere, prima che il “clic” del relè arrivi anche da noi.


