
Il petrodollaro 2.0: Trump riaccende (anche con Descalzi) l’impero energetico americano
L’incontro di questa notte tra il presidente americano Donald Trump e i top manager delle major petrolifere americane (ma non solo, perché anche l’ad di ENI Claudio Descalzi ha partecipato all’evento) segna l’innesco silenzioso del nuovo patto del petrodollaro, mascherato da una stretta di mano.
Trump non sta semplicemente parlando di investimenti nel petrolio. Sta dichiarando che gli Stati Uniti ora intermediano direttamente uno Stato petrolifero collassato, incanalano capitali attraverso la sua ricostruzione e prezzano i flussi energetici secondo condizioni americane. È arbitraggio energetico imperiale.
Accennare a «una sorta di accordo» è un codice. Segnala che l’accordo è operativo, ma formulato in modo sufficientemente vago da mantenere la leva negoziale. Le major petrolifere non si sono limitate ad accettare di investire. Sono entrate in un allineamento strutturato in cui il potere militare, legale e commerciale degli Stati Uniti le protegge dal rischio e ne garantisce il potenziale di profitto.
È il copione iracheno 2.0, senza la guerra esplicita. Il Venezuela diventa la valvola di offerta esternalizzata. Gli Stati Uniti controllano i flussi, le major incassano i rendimenti e la compressione dell’inflazione viene trasformata in un’arma domestica attraverso una gestione mirata dei prezzi delle materie prime.
Ogni frase di questa dichiarazione è chirurgica:
• «Centinaia di miliardi» implica il controllo dell’intero ciclo, non solo dell’upstream.
• «Buono per il Venezuela» prepara la copertura morale: sanzioni revocate, posti di lavoro creati, regime rimosso.
• «I prezzi del petrolio scenderanno» prepara il terreno affinché Trump costruisca una narrazione economica di sollievo energetico ingegnerizzato, cronometrato per il vantaggio politico.
Il messaggio è chiaro:
L’America controlla di nuovo le tubature.
Non serve l’OPEC.
Non serve la Cina.
Serve Trump.
La struttura profonda è quella di una governance imperiale delle risorse in era post-neoliberale. La sovranità diventa condizionata. Le infrastrutture diventano collaterale. Il petrolio diventa narrazione.
È una nuova dottrina.
Ed è già operativa.


