
Iran: quando un regime smette di funzionare
Il regime iraniano sta entrando nella fase di cedimento strutturale. Non perché “sotto pressione”, ma perché non tiene più insieme le sue parti. Economia, controllo sociale, apparato repressivo e narrazione ufficiale non si sostengono più a vicenda. Questo è ciò che significa perdere coerenza: il sistema non risponde più come un tutto, ma come pezzi che si muovono in direzioni diverse.
Le proteste non sono organizzate da qualcuno. Sono comportamento emergente di una popolazione che ha smesso di credere alla storia del potere. Il blackout lo dimostra: quando un regime spegne internet non sta mostrando forza, ma paura interna. Sta ammettendo di non controllare più né il racconto né il territorio. Starlink e le reti decentralizzate forano la censura. Il regime non riesce più a chiudere tutti i canali contemporaneamente. L’ordine si sfalda.
Il post di Trump (“colpiremo l’Iran se il regime spara sui manifestanti”) non è un bluff. È un segnale strategico preventivo. Serve a fissare la cornice prima dei fatti: se il regime uccide i manifestanti, la risposta americana non sarà “aggressione”, ma applicazione di una norma morale. È controllo della narrativa: prima definisci il giudizio, poi lasci accadere gli eventi. Così il collasso diventa legittimo senza essere dichiarato.
Sul piano interno, i numeri sono terminali. La valuta iraniana è in caduta libera. La disoccupazione giovanile è strutturale. I prezzi del cibo crescono più dei salari. La fiducia nel clero si dissolve non per complotti esterni, ma per fallimento quotidiano. Il momento decisivo non è quando la gente protesta. È quando smette di fingere obbedienza. Quel punto è stato superato.
Il sistema è diventato riflessivo, cioè intrappolato in un ciclo che si autoalimenta:
– reprime →
– perde consenso →
– aumenta la protesta →
– reprime ancora di più
Ogni mossa peggiora la situazione. Non esiste più una decisione che stabilizzi. Ogni azione accelera il degrado.
Questa è la fase di pre-collasso: lo Stato esiste ancora, ma non governa più il proprio funzionamento interno. Ha perso il controllo della dinamica.
L’unica incognita è quando, non se.
La traiettoria è bloccata.
E questa volta il mondo sta guardando davvero.


