La regia (che non c’è) secondo Lotito. Ecco le confessioni alla Procura (e l’incubo Cragnotti)

La regia (che non c’è) secondo Lotito. Ecco le confessioni alla Procura (e l’incubo Cragnotti)

15 ottobre 2026

Il 30 giugno la Procura ha chiesto al presidente della Lazio chi c’è dietro la campagna contro di lui. Ha risposto che c’è un disegno criminoso. I nomi no: “altrimenti avrei già denunciato”.

 

Il 30 giugno 2026, alle 14.50, Claudio Lotito entra nell’ufficio del sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice come persona informata sui fatti. È la vittima del procedimento 42003/25, quello che da un anno indaga sulla campagna contro di lui e che due settimane prima ha avuto la prima frenata: il GIP ha negato le intercettazioni su Masi, Maiolini e Bisignani, scrivendo che non è chiaro “come sia avvenuta l’indicazione” dei due banchieri nell’articolo del Tempo, né “se essa sottenda ad un più ampio accordo”. Il verbale dura un’ora e venti. Tra le domande ce n’è una semplice: “Lei che idea si è fatto?”.

“Ritengo ci sia un disegno criminoso dietro.”

Una parola che viaggia. La regia è l’idea su cui l’inchiesta è costruita, e gli atti permettono di seguirne il percorso. La prima querela di Lotito è del 30 giugno 2025, per diffamazione, contro ignoti. L’8 luglio ne presenta una seconda, che secondo la Procura indica “vari reati tra cui atti persecutori e aggiotaggio”. Da allora ne seguono una dozzina, tra querele e integrazioni: telefonate notturne, mail, boicottaggio dei biglietti, manifesti, video su TikTok, l’articolo del 31 maggio. In ognuna la tesi è la stessa, una “campagna diffamatoria volta a danneggiare la mia reputazione ed a costringermi a vendere la mia società”. Il 22 gennaio 2026, denunciando l’invito a non comprare i biglietti di Lazio-Genoa, aggiunge che il danno colpisce “tutti gli azionisti, essendo peraltro la società quotata in borsa”. Il 4 marzo, sui manifesti “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”, parla di “un piano ben organizzato che è da inquadrare in una strategia più ampia”.

Gli inquirenti la fanno propria. A novembre 2025 la Procura, chiedendo i primi tabulati, scrive che “possa esistere una regia terza ed esterna”. Il 25 marzo 2026 i Carabinieri, dopo 407 pagine di chat, parlano di “pressioni esercitate da una regia esterna”. L’8 giugno diventa “un’associazione criminale con competenze di carattere imprenditoriale ed economico-finanziario”. Il decreto di perquisizione dell’8 settembre ordina di cercare “una regia unitaria” e “i mandanti”. Quindici mesi, una parola, nessun nome.

 

Le risposte. I PM provano a farselo dire dalla vittima. “C’è qualche indicazione più precisa sui soggetti che orchestrano questa regia contro di lei?”. “No guardi altrimenti avrei già denunciato gli interessati.” “Lei ha idea di chi finanzia i cartelloni o anche gli aerei con striscioni?”. “No sicuramente c’è una regia.” Chi sia, lo deduce: “Vi sono pezzi della politica che remano contro di me”. Quali? “Ma guardi basta vedere chi commissiona gli articoli al Direttore Capezzone su Il Tempo”. Racconta di aver chiamato l’editore del giornale, che “telefonicamente ha preso le distanze da questa campagna” e gli ha detto che avrebbe parlato con il direttore.

 

Sui tre indagati il verbale è breve. Bisignani lo conosce “solo di nome”. Masi e Maiolini gli sono stati “suggeriti nell’articolo”, e con loro “non ho un rapporto”; “in realtà stanno creando un danno alla mia società”, ma quale danno non è detto. Poche righe dopo arriva una domanda che inizia con “quindi”: “Quindi Maiolini lo ha incontrato tre o quattro volte?”. “Sì ma solo per problematiche professionali.” Il verbale è in forma riassuntiva, con registrazione audio: il passaggio tra il nessun rapporto e i tre o quattro incontri non è trascritto. Tre mesi dopo Bisignani dirà al PM che il lunedì dopo l’articolo Lotito lo invitò a cena, salvo annullare alle quattro del pomeriggio. È la sua versione.

Le offerte. “Nessuno si è mai presentato a fare proposte per acquistare realmente la Lazio. Spesso emergono chiacchiere su fondi che potrebbero acquisire la SS Lazio.” Qui Lotito è coerente: lo ha scritto a febbraio (“notizie assolutamente infondate” i 600 milioni di un video su TikTok) e il 3 giugno (“smentisco categoricamente che sia in corso o vi sia stata qualsivoglia trattativa”), e il club lo ha ripetuto al mercato ogni volta. Tra i documenti che consegna c’è una lettera anonima che lo invita a vendere: “vendere adesso non è solo una scelta possibile: è la scelta più intelligente”, “il prezzo massimo è oggi, non domani”. Chi gli scrive pensa che il titolo sia al massimo, non che qualcuno lo stia deprimendo.

Consegna anche le prove del danno: una mail dell’8 giugno che annulla un ordine commerciale, la locandina “Io non mi abbono”, i messaggi di chi lo sostiene. “Oltre 10mila manifesti in una sola notte”, dice: un’organizzazione così non è da tifosi. È il cuore del suo ragionamento: “Io penso che il tifoso fine a sé stesso non ha interesse a demolire quanto fatto finora. Percepisco che vi sono situazioni poco chiare che sottendono ad altro”.

Quello che le carte hanno trovato. La regia, nelle 407 pagine della nota del 25 marzo, ha un nome e un’età: Renato Calcara, classe 1946, imprenditore in pensione con l’appartamento in piazza del Parlamento. Lo striscione da 12 metri lo commissiona lui a un capo della curva; il volo su Formello lo paga la società dei suoi figli, 4.270 euro, e chiede agli amici di dividere la spesa, 892 euro a testa; a Cortina vuole mandare quattro ragazzi in treno. I Carabinieri, analizzando il suo telefono, parlano di “ossessione” per “la persona del Sen. Lotito”. Quando il giornalista del sito di tifosi gli dice che è arrivata un’offerta da un miliardo, Calcara fa le sue verifiche e risponde: “non c’è stata nessuna offerta!”. Intorno a lui un ristoratore che manda i contanti con l’autista, il figlio di un imprenditore delle pulizie che Lotito ricorda dai tempi in cui “presi la Lazio”, due ultras, un medico in pensione, un banchiere tifoso che scrive “Grandissimo” sotto le foto. È molto. Non è una regia.

Lotito ha il diritto di pensare che dietro ci sia altro: è lui a ricevere a mezzanotte le telefonate con le minacce di morte, e quelle sono reati. Un’inchiesta, però, non può fermarsi a ciò che la vittima percepisce. Il 30 giugno i PM gli hanno chiesto il nome della regia. Non ce l’aveva. Dopo quindici mesi, non ce l’hanno nemmeno loro.

E per concludere una “chicca” che conferma ancora una volta il complesso d’inferiorita di Lotito nei confronti del suo predecessore, Sergio Cragnotti, unito al disprezzo per la storia della Lazio che non lo riguarda.

Fate attenzione a questa dichiarazione: “La Lazio galleggiava da sempre rischiando la serie B, poi con Cragnotti ha fatto qualche risultato (sic!, per esempio uno scudetto e una serie di trofei, tra cui l’ultima Coppa delle Coppe ndr), mentre con me ha conseguito risulti eccellenti, anche con la squadra femminile (ecco)…”.

Sipario.