La vera mano dietro il rally di oro e argento? Non Wall Street, ma Pechino

La vera mano dietro il rally di oro e argento? Non Wall Street, ma Pechino

29 gennaio 2026

C’è una spiegazione elegante e rassicurante che circola nei mercati occidentali per giustificare il rally di oro e argento: “debasement trade”, geopolitica, paura del dollaro, hedge fund in modalità risk-off. Tutto vero. Ma probabilmente non è il driver marginale.

La domanda scomoda è un’altra: e se il motore reale fosse la fuga silenziosa di capitali dalla Cina?

Un indizio chiave arriva dall’argento. A Shanghai, il metallo scambia con un premio superiore al 13% rispetto ai prezzi internazionali. Non è un numero qualsiasi: il 13% è esattamente l’IVA applicata all’argento fisico in Cina. Quando il premio si avvicina a quel livello, significa una cosa sola: domanda retail non esentata da IVA, cioè famiglie e piccoli risparmiatori che stanno comprando metallo fisico a qualsiasi prezzo.

Non è una dinamica da “smart money”. È una dinamica da fuga.

Il contesto è noto ma spesso rimosso dal racconto occidentale. Il mercato immobiliare cinese è ancora in piena depressione: prezzi in calo, volumi evaporati, fiducia distrutta. I grafici parlano chiaro: l’attività è sostanzialmente congelata. Per le famiglie cinesi — storicamente iper-esposte al mattone — questo equivale a una distruzione patrimoniale lenta ma continua.

Eppure, se si guardano le statistiche ufficiali sulle riserve valutarie, non si vede alcuna accelerazione “drammatica” della fuga di capitali. Solo il solito deflusso costante, silenzioso, ordinato. È qui che il racconto si inceppa: la fuga non passa più (solo) dai canali finanziari tradizionali.

Bitcoin? Di fatto vietato.
Capitali all’estero? Stretti controlli.
Mercati azionari domestici? Inaffidabili.
Immobiliare? Bruciato.

Restano poche valvole di sfogo. Oro e argento sono tra le ultime.

Non sorprende quindi che gli investitori cinesi siano i compratori marginali di questi metalli. Non per speculare, ma per difendersi. Non per scommettere sul collasso del dollaro, ma per mettere distanza tra sé e il sistema domestico.

Questo spiega anche perché l’argento — più “popolare”, più accessibile — mostri segnali ancora più estremi dell’oro. Quando il premio IVA diventa il prezzo di mercato, significa che la domanda non guarda più al valore relativo, ma alla necessità.

La narrativa occidentale ama pensare che ogni grande movimento parta da New York o Londra. Ma questa volta il flusso sembra diverso: è onshore, è retail, ed è cinese.

Il rally di oro e argento non è (solo) una scommessa macro.
È un segnale politico-sociale.
E come spesso accade, i mercati ce lo stanno dicendo prima dei comunicati ufficiali.