Ritorno al gas russo?

Ritorno al gas russo?

17 marzo 2026

La guerra con l’Iran sta producendo un effetto collaterale che pochi, fino a qualche mese fa, avrebbero ritenuto plausibile: il progressivo riavvicinamento pragmatico – se non politico – verso l’energia russa. Washington ha già fatto la prima mossa. L’allentamento delle sanzioni ha consentito all’Urals di riassorbire quasi interamente lo sconto rispetto al Brent. Il messaggio implicito è chiaro: in un contesto di shock dell’offerta, ogni barile conta, indipendentemente dalla provenienza.

La vera domanda è se – e quando – anche l’Europa inizierà a muoversi nella stessa direzione. Le parole del premier belga Bart De Wever segnano un primo strappo nel fronte europeo: normalizzare i rapporti con Mosca per tornare ad accedere a forniture energetiche a basso costo. Una posizione ancora isolata, ma non più impensabile.

Il problema è che il ritorno al gas russo non è una variabile politica semplice, bensì un’equazione multilivello. Primo: serve la fine del conflitto in Ucraina. Senza un accordo di pace, qualsiasi ipotesi di ripristino dei flussi è tecnicamente e diplomaticamente irrealistica. Secondo: anche in caso di cessate il fuoco, il gas dovrebbe transitare quasi esclusivamente via Ucraina, dato che il Nord Stream è fuori gioco. Ciò implica un nuovo accordo Kiev–Mosca, oggi difficilmente immaginabile.

Terzo: c’è il vincolo normativo europeo. Il divieto formale di importazione di gas russo, che entrerà pienamente in vigore il prossimo anno, richiederebbe una revisione con maggioranza qualificata. Germania e Francia dovrebbero cambiare posizione, insieme alla Commissione europea, che al momento esclude qualsiasi ritorno al passato.

Infine, il mercato. L’idea che il gas russo possa tornare “a basso costo” ignora un elemento fondamentale: il premio per il rischio. Dopo il trauma del 2022, la fiducia è stata distrutta. Anche se i flussi riprendessero, difficilmente lo farebbero alle condizioni di prima. Il pricing incorporerebbe una componente geopolitica strutturale.

Eppure, la dinamica è già innescata. Prezzi del gas persistentemente elevati, compressione industriale e crescente diffidenza verso una dipendenza eccessiva dal GNL americano stanno lentamente riaprendo il dossier russo. L’Europa si trova ancora una volta davanti a un paradosso: sostituire una dipendenza con un’altra.

In fondo, è una specialità europea. Cambiare fornitore senza cambiare vulnerabilità. Di questo bisognerebbe aprire un dibattito. Invece prevale la sciatteria politica. In quest’ottica si inquadra la bailamme tutta strumentale alimentata dal PD e da Azione sull’incontro che il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha avuto con l’ambasciatore russo. Certo, se l’Italia avesse formalmente rotto le relazioni diplomatiche con Mosca sarebbe una storia diversa.

Ma questo a Sassate, francamente, non risulta.