
nasce il laboratorio “centrista” per ribaltoni, truccato da presidio della libertà di stampa
La libertà di stampa c’entra come i cavoli a merenda. Dietro il tentativo di linciaggio di Marco Bucci, c’è solo il velleitario (per ora) tentativo di ribaltare il risultato elettorale che lo ha portato alla vittoria come successore di Giovanni Toti. E proprio Toti e gli eletti in Regione nella sua lista sono ora al centro delle voci che accreditano la tesi del complotto contro Bucci.
Ma procediamo con ordine. Cominciando con il dire, appunto, che dietro la polemica tra il governatore ligure e il direttore del Secolo XIX, Michele Brambilla, non c’è solo la denuncia delle pretese interferenze sulla linea politica del quotidiano da parte di Bucci. Questo è quello che Brambilla, spalleggiato da tutti i suoi sponsor -politici e giornalisti- del centrosinistra, vorrebbe far credere. Per nascondere il complotto che mira ad ottenere la crisi in regione, la sfiducia del governatore e arrivare a nuove elezioni.
Ma naturalmente nessuno ha il coraggio di scriverlo. Nessuno ha il coraggio di mettere in collegamento la vicenda con le annunciate defezioni totiane nel campo del centrodestra. Nessuno ha il coraggio di ricordare che attualmente la maggioranza può contare su 18 consiglieri, contro i 12 dell’opposizione. E che se tutti e tre i seguaci di Toti dovessero fare un passo indietro, i due schieramenti si posizionerebbero sul 15 a 15, rendendo problematico il futuro del governo regionale guidato da Bucci.
Quindi, fari puntati sull’ex-governatore. Ma contemporaneamente anche su Matteo Renzi e sui movimenti della sua fiduciaria ligure Raffaella Paita, con cui Toti sta stringendo un asse “centrista” ben differente da quello con “Noi Moderati” ed il centrodestra a livello nazionale. E se Renzi riuscisse a portare in dote al “campo largo” del centrosinistra lo scalpo di Bucci e nuove elezioni regionali, e’ chiaro che il suo credito diventerebbe cospicuo.
Qui si torna a quanto Sassate ha già spiegato nella puntata precedente: Silvia Salis e’ già bell’e che pronta alla successione. Con l’appoggio entusiasta di Andrea Orlando, ma soprattutto di Elly Schlein, che si toglierebbe di torno una pericolosa concorrente alla leadership del Pd e del centrosinistra.
Per non parlare del sostegno che riceverebbe da Repubblica, diretta dal suo amico Mario Orfeo (sempre pronto a darle una mano se qualcuno denuncia lo scandalo delle buche nelle strade genovesi) e da tutti gli altri media militanti dell’opposizione.
E ora passiamo proprio al capitolo della difesa della libertà di stampa, che Bucci avrebbe oltraggiato confezionando fantomatici dossier per denunciare la faziosità del Secolo XIX nel seguire la politica regionale e cittadina. E’ ormai chiaro a tutti che i presunti dossier altro non erano che i fascicoli delle rassegne che quotidianamente l’ufficio stampa predisponeva. E che, prima come sindaco e poi come governatore, Bucci inoltrava per dimostrare la faziosità di come certi argomenti venivano trattati.
Ne’ più, ne’ meno di ciò che accade dappertutto, nel normale rapporto dialettico tra aziende editoriali e amministratori. Alzi la mano che è in grado di dire che invece accade solo a Genova.
Ora, c’è molta attesa per l’assemblea della redazione del Secolo XIX fissata per domani. Perché dopo la figuraccia collezionata dal direttore con la pubblicazione delle chat sulla vicenda, comprese quelle smentite da qualcuno degli interessati con riferimenti anche a giornalisti deceduti, la sua credibilità non è certo al massimo.
Ne’ gli ha sicuramente giovato l’aver ottenuto il “soccorso rosso” sul Corriere della Sera da parte di Aldo Cazzullo, con tanto di invenzione circa la presunta “formazione” di Brambilla da parte di Indro Montanelli.
D’altra parte, a proposito di “soccorso rosso” l’attuale direttore del Secolo XIX si è specializzato anche in questa sua ultima avventura, proprio in tema di nomine e riconoscimenti.
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