L’AfD non cerca più soltanto voti; cerca il governo

L’AfD non cerca più soltanto voti; cerca il governo

06 luglio 2026

L’AfD non vuole più essere soltanto il partito della protesta. Vuole dimostrare di poter governare. La riconferma di Alice Weidel e Tino Chrupalla alla guida del partito segna proprio questo passaggio.

Nata nel 2013 come movimento contrario all’euro, oggi l’Alternative für Deutschland ha un programma economico molto più ampio. Weidel propone di ridurre drasticamente il welfare: gli aiuti economici verrebbero limitati a chi ha versato contributi, mentre gli attuali sussidi sarebbero sostituiti, in gran parte, da aiuti in beni e servizi. Sul piano internazionale vuole interrompere gli aiuti all’Ucraina, riaprire il dialogo con la Russia per riportare il gas russo in Germania e fermare gli investimenti nelle energie rinnovabili, puntando nuovamente su nucleare e combustibili fossili.

È un programma pensato per conquistare il consenso di imprese e lavoratori delusi dalla crisi economica e dall’aumento dei costi dell’energia. Il messaggio è semplice: secondo l’AfD, la Germania ha perso competitività perché ha abbandonato energia a basso costo e ha aumentato troppo la spesa pubblica.

Questo, però, non significa che il programma possa essere realizzato facilmente. La Germania è un Paese dove quasi tutti i governi nascono da coalizioni e oggi nessun grande partito è disposto ad allearsi con l’AfD. Anche se il partito è vicino al 30% nei sondaggi, difficilmente può governare da solo.

La situazione potrebbe però cambiare dopo le prossime elezioni regionali. Se in alcuni Länder non sarà possibile formare una maggioranza senza l’AfD, gli altri partiti potrebbero essere costretti a rivedere il cosiddetto “cordone sanitario”, cioè il rifiuto di collaborare con il partito.

Il punto più importante, quindi, non è se tutte le proposte dell’AfD saranno applicate. È che il partito non parla più soltanto agli elettori di protesta: sta cercando di presentarsi come una forza di governo. E questo potrebbe spingere anche gli altri partiti a modificare alcune delle loro politiche economiche per recuperare consenso.