
LEONARDO, le paranoie sui “circoletti” di Cingolani, l’ex-Supremo di Grillo buono per tutte le stagioni
Era il 26 marzo del 2021. Si stava svolgendo l’Assemblea dei gruppi parlamentari dell’M5s, quando si aprì un videocollegamento e apparvero insieme Beppe Grillo ed il neoministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. “Io sono l’Elevato e lui il Supremo” disse il fondatore indicando lo scienziato destinato a diventare il fiore all’occhiello del nuovo governo.
E oggi, all’interno di Leonardo, sono in parecchi a scambiarsi quel ricordo, dopo che l’AD uscente ha cercato di addebitare ad una sorta di congiura dei “circoletti” romani la sua mancata conferma al vertice dell’ex-Finmeccanica e la sostituzione con Lorenzo Mariani.
Il “professore” (così gli è sempre piaciuto essere chiamato) sa benissimo che non è così, ma non ha saputo trattenersi dallo schizzo di fango nei confronti del “rivale”, socio del Circolo Aniene, il più “in” della capitale, dove uno come lui, con la sua idiosincrasia alle cravatte, non sarebbe mai stato ben accolto.
E tutto questo proprio mentre i suoi fedelissimi superbeneficati (in cariche e stipendi) si affannavano, da Roma a Bruxelles, a cercare di convincere i giornalisti del “complotto americano” che aveva portato alla detronizzazione del “Supremo” di grillina memoria.
Già, perché la tesi è questa: Cingolani è stato sostituito perché il governo italiano non ha saputo dimostrarsi autonomo dagli interessi degli USA. Non perché il suo CEO e la sua debole struttura commerciale (affidata al vice-DG Carlo Gualdaroni) non hanno saputo sfruttare le “aperture” procurate dall’esecutivo durante i numerosi viaggi all’estero; non perché l’azienda si è fatta trovare del tutto impreparata di fronte alle esigenze strategiche relative ai droni; non perché ha preferito bluffare con il “Michelangelo dome”; e non perché “prime linee” scelte per settori delicati come l’innovazione e la comunicazione (Simone Ungaro ed Helga Cossu) si siano rivelate del tutto inadeguate.
Macché’, tutte balle, vero?
E allora giù botte e schizzi di fango sul successore, cercando di sminuire le sue capacità e le sue decine di anni di esperienze all’interno del gruppo bollandolo semplicemente come un buon “uomo macchina”.
La realtà, caro professore, è un’altra: nella vita bisogna anche saper perdere. Con dignità, se possibile.


