TERNA, il vicolo cieco in cui si è cacciata la Di Foggia per la sua avidità in tema di “severance”

TERNA, il vicolo cieco in cui si è cacciata la Di Foggia per la sua avidità in tema di “severance”

13 aprile 2026

Si complica non poco il cammino di Giuseppina Di Foggia per la sua uscita da TERNA e verso la poltrona di presidente dell’ENI.

Questo non tanto per la doverosa rettifica da 6 a 7,3 milioni di euro dell’importo preteso e fatto mettere a bilancio per la sua megagalattica liquidazione: c’è di più, molto di più.

L’ineffabile AD, infatti, è come se fosse finita in una delle vecchie trasmissioni del “Rischiatutto”. Con il presidente uscente della quotata, Igor De Biasio nelle vesti di un redivivo Mike Bongiorno, che deve rinunciare ad occuparsi del nuovo incarico di AD di ENAV per cercare di districarsi in un vero e proprio ginepraio legalfinanziario.

Fate bene attenzione. Per poter prendere il posto del generale Giuseppe Zafarana al vertice dell’ENI, la Di Foggia deve volontariamente dimettersi entro e non oltre il 6 maggio, data fissata per l’assemblea del colosso energetico; quella di Terna e’ invece convocata solo per il 12. Se l’aspirante presidente si fa eleggere senza essersi prima volontariamente dimessa dal precedente incarico, decadrebbe da AD di Terna per violazione dell’articolo 15 comma 5 dello statuto, perdendo automaticamente ogni diritto alla ricchissima “severance”. Dovrà quindi rinegoziarne una nuova e non è affatto detto che -dopo la performance precedente- riesca a portare a casa qualcosa.

Di certo, molto (ma molto molto meno) dei 7,3 milioni di euro previsti come “risarcimento” per la mancata conferma in qualità di AD.

Tutto chiaro? Cosa deciderà di fare la Di Foggia?

Si accettano scommesse. Ma in fretta.