
Maduro, Yanukovych, Assad: la geopolitica della fuga (e dell’abbandono)
Mentre Nicolás Maduro marcisce in una cella di Brooklyn, a migliaia di chilometri da Caracas, una domanda aleggia beffarda: se fosse nato altrove — magari a Kyiv — oggi starebbe sorseggiando tè a Mosca in attesa di un ritorno al potere?
La storia recente dice di sì. Viktor Yanukovych è stato accolto e protetto dal Cremlino dopo Maidan. Bashar al-Assad, dopo anni di stragi, ha barattato il potere con un esilio dorato e partite online. Maduro no. Per lui niente esfiltrazione, niente asilo, niente retorica anti-imperialista di facciata: solo silenzio russo.
Ed è qui che il caso venezuelano diventa rivelatore. Solo pochi mesi fa Maduro sfilava a Mosca il 9 maggio, con Vladimir Putin che prometteva cooperazione e fratellanza socialista. Poi, quando i commandos americani sono entrati in azione, il Cremlino si è girato dall’altra parte. Nessuna protesta, nessuna rappresaglia. Fine della storia.
Non è debolezza russa. È una scelta. E incastra perfettamente la nuova dottrina americana. Donald Trump ha mostrato che la forza va usata selettivamente: non ovunque, ma dove conta davvero. L’America si riprende il “cortile di casa” e lascia intendere che su Cuba, Colombia, Messico — e persino Groenlandia — il messaggio è cambiato. Economica non basta più: ora vale il precedente militare.
Putin ha capito. E approva. Non a caso Dmitry Medvedev ha applaudito Trump per la “difesa spietata degli interessi nazionali”. Traduzione: ciò che fate voi in Venezuela, lo faremo noi nello Russkiy mir. Non aggressione, ma “sicurezza”. Non imperialismo, ma ordine.
Il paradosso è feroce: Washington ottiene in poche ore ciò che Mosca non è riuscita a imporre in anni di guerra in Ucraina. Volodymyr Zelensky invoca lo stesso trattamento per Putin, ma il punto è proprio l’opposto: le nuove regole escludono interventi incrociati. Ognuno nel proprio recinto. Monroe Doctrine 2.0 da una parte, Yalta informale dall’altra.
Maduro è il prezzo pagato per questo riequilibrio. Il sacrificabile perfetto: lontano, scomodo, poco strategico. La Russia incassa il messaggio e prepara il conto in Europa orientale, nel Caucaso, nel Baltico. Chi oggi ride a Caracas, domani potrebbe smettere a Tallinn.
La lezione è brutale: non conta quanto potere hai, ma dove sei disposto a usarlo.
Maduro l’ha imparata dal lato sbagliato delle sbarre.
Gli altri farebbero bene a prendere appunti.


