Marittimi e media: le denunce firmate La7, i silenzi e le scoperte del Fatto, i rinforzi del Secolo XIX

Procediamo con ordine. Martedì scorso, La7, cioè l’emittente preferita da presidente, direttore, vice e inviati di punta del “Fatto”, che sono sempre tra gli ospiti fissi, manda in onda un servizio devastante da Napoli.

Si parla dei licenziamenti decisi della New TTT Lines, 50 per cento già del gruppo Grimaldi e l’altro 50 in arrivo. Quasi 200 persone, tra imbarcati e addetti ai servizi di terra. I marittimi ed i loro sindacalisti, attaccano a testa bassa l’armatore, denunciando tutti i trucchi per pagarli di meno (guarda qui).

Alzano cartelli inequivocabili di contestazione e chiedono l’intervento della politica. Il servizio dura quasi un’ora. Peccato che al Fatto e ai media amici di Grimaldi, questo dramma non interessi minimamente: manco una riga disponibile sui giornali di ieri.

Oggi, però, parte la controffensiva. Contro Vincenzo Onorato e il suo gruppo armatoriale, da settimane al centro di un vero e proprio linciaggio con l’accusa di “razzismo” per il solo fatto di voler difendere i diritti dei marittimi italiani e di quelli comunitari, ma puntando anche il dito contro chi – ad esempio proprio Grimaldi – incassa gli sgravi fiscali previsti per legge e fa largo utilizzo di extracomunitari, oltretutto sottopagati.

Il pezzo è un brillante esempio di giornalismo investigativo, perché – oltre a ripetere la vecchia storia dell’equipaggio polacco (quindi comunitario) della “Pauline Russ”, su una nave affittata dalla Tirrenia – salta fuori lo “scoop” di un contratto di un anonimo marittimo sloveno imbarcato sul “Ro-ro Super Fast Baleares”, che sarebbe inferiore agli standard italiani previsti. Il Fatto non fornisce altri particolari, bisogna fidarsi: parola di re della comunicazione “politically correct”. Il contratto l’hanno visionato loro e tanto basta per bastonare il gruppo rivale dell’inserzionista Grimaldi.

Seguono particolari su un altro paio di armatori che per conto dell’Esercito e addirittura dell’ENI, utilizzano personale straniero ed extra-comunitario: quisquilie rispetto alle nefandezze di Onorato, naturalmente.

Il giornalismo investigativo del “Fatto” si ferma qui.

Manco una telefonata alla Grimaldi Lines per chiedere la situazione dei loro equipaggi. Non sia mai che poi dovessero sospendere le pagine pubblicitarie.

Ma il “Fatto” non è solo in questa mirabile compagna contro Moby-Tirrenia-Toremar. Si è subito voluto affiancare al moralizzatore per eccellenza della stampa italiana, anche il Secolo XIX di Genova, con una magistrale intervista a Marcello Di Caterina, direttore generale di ALIS.

Guarda caso l’associazione presieduta da Guido Grimaldi, figlio di Manuel, definito “grande avversario di Vincenzo Onorato, l’armatore le cui compagnie hanno vinto la gara per la continuità territoriale” per la Sardegna e l’Elba.

Oltre 100 milioni di euro, 72 soltanto per collegare la Sardegna– attacca Di Caterina –destinati ad un unico operatore“, che dovranno essere “spesi meglio e per sostenere tutto il settore“. Evidentemente a sostegno anche di chi ha perso le gare perché non in grado di garantire la continuità territoriale per dodici mesi l’anno, 365 giorni su 365.

Ma questo il dg di ALIS evita di precisarlo. Per poter poi piazzare il “colpo del cartoccio” finale: “la continuità territoriale è un istituto anacronistico… Serve più concorrenza“.

Bene, allora i sardi si preparino a venire in continente solo servendosi dell’aereo. E gli elbani, con barche private, dal momento che la continuità territoriale nell’isola di Napoleone e’ oggi garantita sei mesi l’anno unicamente dai traghetti Moby e Toremar e l’aeroporto ha già sospeso da tempo i collegamenti aerei con Pisa e Firenze. Alla faccia della continuità territoriale “anacronistica”.

Ma perché parlano a vanvera, ignorando il diritto dei cittadini che pagano le tasse ad avere garantito un servizio strategico come quello dei trasporti?

***
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