Melegatti: prove tecniche (riuscite) di cogestione

In un periodo storico dove l’egoismo regna sovrano in tutti i campi economici, la Melegatti, produttrice dello storico Pandoro di Verona, grazie ai suoi dipendenti ma soprattutto grazie alla solidarietà dei consumatori italiani è riuscita nell’intento di far ripartire l’azienda.

Ricordiamo che la crisi della Melegatti nasce da lontano ed è creata dalle liti di due famiglie che detengono i pacchetti azionari dell’azienda che, grazie al pasticciere Domenico Melegatti, nel 1884 brevettò la ricetta del Pandoro.

Il risultato delle diatribe tra le famiglie Ronca e Turco, azioniste di maggioranza e minoranza dell’impresa, hanno prodotto, nell’ottobre scorso, la chiusura degli stabilimenti e la consegna dei libri contabili in tribunale con oltre 20 milioni di debiti divisi tra banche e fornitori.

Sarebbe stata la perdita del posto di lavoro per i 90 dipendenti a tempo indeterminato e i 220 stagionali se non fosse arrivato il tribunale di Verona che, a novembre, ha accettato la proposta di ristrutturazione del debito e ha permesso che un fondo Maltese investisse sei milioni di euro per far riprendere la produzione di un milione e mezzo di prodotti natalizi che sono stati interamente venduti grazie all’appello lanciato dai suoi dipendenti che, rimboccandosi le maniche, hanno accettato di continuare a lavorare e chiesto agli italiani di acquistare il panettone e il pandoro targato Melegatti.

Dobbiamo rilevare come i consumatori hanno risposto positivamente all’appello e hanno permesso ai dipendenti dell’azienda Veneta di poter ben sperare per una ripresa della produzione. Venduti i dolci natalizi i lavoratori stanno già pensando alla colomba pasquale ma nel frattempo in questi giorni è scattata la cassa integrazione che è stata proposta dall’azienda e accettata dai sindacati in attesa che il tribunale autorizzi, come è avvenuto per il periodo natalizio, la campagna di produzione per la prossima Pasqua.

Al di la delle valutazioni delle responsabilità sulla crisi della Melegatti dobbiamo invece registrare come i dipendenti non si sono arresi e hanno dimostrato che il lavoratore non è un elemento a se stante all’interno delle attività produttive dell’impresa ma rappresenta l’unico vero motore della stessa.

Fortemente decisiva è stata la partecipazione dei consumatori che invece di acquistare discutibili panettoni o pandori in semplici buste di plastica, magari provenienti dall’estero, hanno voluto mandare un messaggio di solidarietà ai dipendenti della prestigiosa Melegatti che è stato sempre sinonimo di qualità del prodotto e vanto dell’Italia.

Questa è la prova che un metodo gestionale di responsabilizzazione dei lavoratori all’interno di un’impresa può salvare sia i posti di lavoro che la missione del capitale investito.

Per dirla in parole povere questa potrebbe essere definita una prova generale di come la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, prevista dall’articolo 46 della nostra Costituzione, rappresenta un modello di sviluppo e crescita economica del paese e della sua industria.

Riuscire a “piazzare” sul mercato un milione e mezzo di prodotti in sole tre settimane è un miracolo che speriamo possa realizzarsi anche in un prossimo futuro e soprattutto possa aprire gli occhi di chi ancora pensa che tutti i fattori della produzione debbano solo ed esclusivamente rispondere alle logiche imposte dall’imprenditore considerando il lavoratore un elemento accessorio dell’impresa.

È proprio il caso di dire che i consumatori italiani, che hanno reso possibile questo miracolo natalizio, possono mettere una scritta sotto il loro albero di natale con scritto: je suis Melegatti anzi io sono Melegatti e me ne vanto.

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