
Meloni delenda est, non ci possono essere Sassate a sostegno: firmato ANSA e DAGOSPIA
E come da copione, dopo la Sassata di ieri che ha smontato pezzo per pezzo la narrativa dell’opposizione sul “declino dell’economia italiana”, ecco arrivare puntuale il “soccorso rosso”. Non la cavalleria cosacca, ma l’armata Brancaleone filo-piddina, guidata – ovviamente – dal duo ANSA–Dagospia, sempre pronta a fornire l’appiglio statistico del giorno.
Il dato sventolato con aria grave è quello della ricchezza netta delle famiglie italiane: 11.732 miliardi di euro a fine 2024. +2,8% rispetto al 2023 a prezzi correnti, ma – orrore! – ancora oltre il 5% sotto i livelli del 2021 se valutata a prezzi costanti. Fonte: Istat. Caso chiuso, sentenza emessa: italiani più poveri, governo colpevole, Meloni responsabile.
Peccato solo per un dettaglio minuscolo, quasi irrilevante. Il 2021.
Un anno che viene preso come benchmark morale, economico e quasi metafisico, ma che ha una caratteristica fastidiosa: il governo Meloni non esisteva. Non era in carica. Non era neppure all’orizzonte. Palazzo Chigi, all’epoca, era occupato da tutt’altri inquilini. Il governo Meloni nasce nell’ottobre 2022, dopo lo shock inflattivo più violento degli ultimi quarant’anni, non prima.
E infatti il cuore del problema – che ANSA e compagnia cantante fingono di non vedere – è tutto lì: la “forte inflazione nel 2022”. Un evento esogeno, globale, figlio della combinazione tossica tra politiche monetarie ultra-espansive, shock energetico post-Ucraina e disarticolazione delle catene di fornitura. Inflazione che ha colpito tutti, non solo l’Italia, e che ha eroso ricchezza reale ovunque in Europa.
Ma questo passaggio viene elegantemente saltato. Meglio fermarsi al 2021, congelare la fotografia, e suggerire – senza dirlo apertamente – che la responsabilità sia dell’attuale governo. È un’operazione intellettualmente disonesta ma mediaticamente efficace: si prende un dato reale, lo si decontestualizza temporalmente e lo si trasforma in un atto d’accusa politico.
La verità è molto meno utile alla propaganda. La verità è che la perdita di potere d’acquisto delle famiglie italiane è figlia di uno shock inflattivo ereditato, non generato. E che nel biennio successivo l’economia italiana ha mostrato una tenuta ben superiore a quella prevista dagli stessi commentatori che oggi gridano al disastro.
Ma si sa: quando la realtà non collabora, si riscrive la cronologia. E se anche il calendario diventa un’opinione, allora sì che tutto torna. Per loro. Non per i fatti.
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