
Perché Sanremo è Sanremo…Quindi le critiche vanno fatte per principio
Se è vero che il festival di Sanremo è uno specchio dell’Italia, quest’anno dal palco dell’Ariston sono venuti segnali inconfondibili e piuttosto incoraggianti. Da gran professionista qual è, Carlo Conti ci ha messo del suo, come controllore di tempi e contenuti della scaletta. Il resto lo hanno fatto i testi dei brani in gara e qualche comportamento dei cantanti, prima e durante le esibizioni.
Per dirla tutta, Levante ha provato a lanciare il solito messaggio, un tempo trasgressivo oggi trito e noiosissimo: a fine brano, nella serata delle cover, ha baciato sulla bocca Gaia, la cantante che si era esibita con lei. Proprio in quell’istante, il regista Pagnussat ha allargato l’inquadratura. E subito alcuni hanno gridato alla censura, pronti a scatenare la polemica contro Tele-Meloni. Macché: la stessa cantante sbaciucchiante unisex ha detto che era stata una cosa estemporanea. Nessuna colpa del regista, nessuna censura.
Ma il bello è arrivato nella serata finale, quando un paio di cantanti giovanissimi e molto applauditi, Sayf e Samurai Jay, mentre cantavano sono scesi in platea per abbracciare le rispettive mamme, prenderle per mano e portarle sul palco dell’Ariston. Emozione, lacrime e applausi per tutti.
Come quando Serena Brancale, con la sorella a dirigere l’orchestra, ha dedicato il brano alla loro mamma scomparsa di recente.
E infine Tommaso Paradiso, che ha cantato la gioia e la responsabilità di essere padre premuroso e responsabile.
Insomma, archiviate le provocazioni in stile Lgbt eccetera, sono tornati alla ribalta i buoni sentimenti, nei quali la maggioranza degli italiani seguita a riconoscersi.
Per non dire della canzone vincitrice di Sal Da Vinci. Titolo “Per sempre sì”. In piena campagna referendaria, è già una buona notizia che il fronte del NO non abbia gridato al complotto.


