PETROLIO: LA NUOVA CRISI NON È LA SCARSITÀ DI GREGGIO, MA IL COSTO DEL TRASPORTO

PETROLIO: LA NUOVA CRISI NON È LA SCARSITÀ DI GREGGIO, MA IL COSTO DEL TRASPORTO

10 ottobre 2026

Ottobre comincia ad assomigliare pericolosamente ad aprile. I prezzi del greggio consegnato sono tornati sui massimi primaverili e i margini delle raffinerie europee stanno precipitando. Ma con una differenza fondamentale: ad aprile mancava il petrolio, oggi mancano le navi per trasportarlo a costi sostenibili.

 

A settembre i flussi attraverso Hormuz sono balzati da 7,5 a 12 milioni di barili giornalieri, assorbendo una quota crescente della flotta mondiale. Dei 923 superpetroliere VLCC esistenti, 766 risultavano operative, mentre altre 124 erano sostanzialmente escluse dal mercato internazionale per le sanzioni americane contro l’Iran.

 

A peggiorare la situazione contribuiscono i trasferimenti di greggio tra navi, che possono richiedere fino a dieci giorni, e l’allungamento delle rotte per ragioni di sicurezza. Risultato: per trasportare gli stessi volumi servono molte più petroliere.

 

Rispetto alla media del 2025, il trasporto del greggio mediorientale richiede 35 VLCC, 13 Suezmax e 10 Aframax aggiuntive. La scarsità si sta così propagando all’intero mercato mondiale.

 

I noli sono esplosi. Trasportare un barile dal Golfo Persico alla Cina costa ormai 35 dollari contro appena 3 a inizio 2026. Dal Golfo del Messico alla Cina siamo arrivati a 41 dollari contro 6 prima della guerra.

 

Per un raffinatore cinese, il costo complessivo del greggio mediorientale raggiunge così 143 dollari al barile, contro 126 per quello brasiliano e 131 per quello americano.

 

Ma attenzione: questa dinamica rischia di provocare un nuovo shock sull’offerta di carburanti.

 

I margini delle raffinerie semplici dell’Europa nordoccidentale sono infatti precipitati da +8 a -14 dollari al barile. A questi livelli diventa economicamente insostenibile continuare a lavorare greggio importato.

 

Il rischio è quindi una riduzione della produzione delle raffinerie proprio mentre le scorte mondiali di gasolio sono ai minimi storici e si avvicina l’inverno.

 

Ecco il paradosso: il petrolio c’è, ma trasportarlo costa troppo. E se le raffinerie riducono l’attività, la crisi dei trasporti rischia di trasformarsi in una nuova crisi dei carburanti.

 

La geopolitica sta imponendo un costo crescente alla globalizzazione energetica.