FS/ANAS, la ricreazione è finita: Ferraris fa sul serio

L’ombra del “metodo Draghi” si sta allungando anche sulle Ferrovie e sull’ANAS. Archiviata la discussa gestione di Gianfranco Battisti in piazza della Croce Rossa, sta per suonare la campana dell’ultimo giro anche per quella di Massimo Simonini in via Monzambano. Quel simpatico dirigente di terzo livello che l’ex-ministro Danilo Toninelli, credendosi la reincarnazione di Caligola, nomino’ AD di ANAS come l’imperatore romano fece per il suo amato cavallo Incitatus, promosso senatore.

E che ancora oggi si può ammirare nei vecchi filmati dei telegiornali mentre fissa, ancora stralunato da tanto riconoscimento, l’ex-premier Giuseppe Conte che si genuflette a sua volta salutando Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Così come sta facendo in FS e continuerà a fare mano a mano che scadranno gli altri amministratori delle controllate del gruppo, il nuovo AD Luigi Ferraris -in piena intesa con il titolare del MEF, Daniele Franco (ma lui lo faceva già in Terna)- ha dato incarico alle società di “cacciatori di teste” contrattualizzate dal dicastero controllante, di mettere a punto una “short list” di possibili candidati alla successione di Simonini. L’elenco sta per essere completato e -stando almeno alle indiscrezioni che stanno cominciando a circolare- sarebbe composto da tre dirigenti interni e da due esterni.
Il primo della lista sarebbe l’immarcescibile Ugo Dibennardo, che già in passato sembrava essere ad un passo dalla nomina. Ma quando l’anno scorso si parlò con insistenza dell’imminente arrivo di al posto di Simonini di Cristiano Cannarsa da CONSIP (Battisti l’aveva perfino preannunciato al CdA di FS), Dibennardo la prese malissimo, arrivando al punto di confidare ai “fedelissimi” l’intenzione di abbandonare l’azienda. Poi le acque si erano calmate, grazie alla pandemia Simonini era riuscito a rimanere in sella anche con la nuova ministra Paola De Micheli e Dibennardo aveva deciso di aspettare -appunto- il prossimo giro di nomine. Il secondo candidato selezionato pare sia l’ex-generale dei carabinieri Roberto Massi, attuale responsabile della tutela e della sicurezza di via Monzambano.
Non ha particolarmente brillato nel suo incarico, ma è riuscito comunque a crearsi una discreta rete di conoscenze a livello ministeriale che ora potrebbero tornargli utili. Il terzo “interno” della “short list” dovrebbe essere Stefano Granati, che le voci di corridoio del MEF accreditano in vantaggio rispetto agli altri due. Soprattutto in forza dei rapporti personali consolidati con Ferraris. Buio pesto, invece, sui nomi dei due manager esterni selezionati dai “cacciatori di teste”.
Ciò che appare certo è che entro luglio l’ANAS avrà certamente un nuovo AD e che non sarà Simonini,  né qualcun altro “miracolato” grillino o di scelta politico-partitica. E avrà un mandato preciso: smontare pezzo per pezzo i “centri di potere” che in questi anni hanno fatto il bello e il cattivo tempo in via Monzambano: in primis il “clan dei calabresi” e poi quelli che fanno capo all’onnipotente CISL e al sindacato dei dirigenti, che si sono sempre distinti per premiare e far crescere gli “amici degli amici”. Facendo finire sempre in secondo piano la mission della più grande stazione appaltante della nazione.

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