Rai, il “caso Fiorello-TG 1” e’ la dimostrazione di un’azienda allo sbando: cosa aspetta Fuortes a togliere il disturbo?

Visto che il fascismo è tornato prepotentemente alla ribalta con la vittoria elettorale di Giorgia Meloni e del centrodestra, proviamo ad utilizzarlo anche per un paragone che riguarda la Rai. Perché il “caso Fiorello-TG 1” ricorda molto da vicino la storia del famoso “ridotto della Valtellina”,  dove Alessandro Pavolini aveva illuso Benito Mussolini di poter organizzare l’estrema difesa della RSI.
Ecco, l’azienda e il suo sempre più arrogante sindacato interno dei giornalisti, l’USIGRAI, si candidano a diventare il “ridotto di viale Mazzini” dove verrà organizzata l’estrema difesa della sinistra sconfitta alle urne. E con un AD-fantoccio come Carlo Fuortes, sarà un gioco da ragazzi riuscirci.
Anche perché il CdA più debole della storia, se ne sta rintanato nelle stanze del settimo piano e al massimo sarà capace di asserragliarsi anch’esso col filo spinato e qualche nido di mitragliatrici pur di difendere le preziose poltrone.
Ciò che sta accadendo in queste ore in Rai ha davvero dell’incredibile. Per cercare di risollevare le sorti del palinsesto mattutino dell’ex-corazzata, regolarmente battuta dalla concorrenza, era saltata fuori un’ottima idea: richiamare di corsa in servizio Fiorello. Macché, il Cdr del TG 1, subito spalleggiato dalla “casa madre” dell’USIGRAI, ha gridato allo “scippo” della fascia informativa. E per l’occasione, perfino l’ADRAI, il sindacato dei dirigenti-direttori (altro vecchio scandalo) aveva deciso di uscire dal letargo per cercare di sostenere la proposta aziendale e fronteggiare il sindacato dei giornalisti monopolizzato da sempre dalla sinistra. Niente da fare, Fuortes se l’è fatta sotto lo stesso ed ha ingranato la marcia indietro, facendo soltanto finta di prendere tempo. Tanto Fiorello, giustamente, ora non ne vuole più sapere di togliere le castagne dal fuoco.
Complimenti vivissimi a tutti i protagonisti da questa squallida farsa, destinata a distruggere ancora di più l’attuale immagine di quella che è stata sempre pomposamente definita “la più importante azienda culturale del Paese”.
Adesso si attendono le mosse del nuovo governo. Con una speranza: ferme restando determinate competenze in capo al MEF, la Meloni non potrebbe trasferire quelle editoriali sotto la supervisione di un vero Ministero della Cultura (e non solo dei Beni Culturali)?
Per la Rai, potrebbe davvero essere l’ultima chance di salvezza prima della nascita del “ridotto di viale Mazzini” della sinistra sconfitta.

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