RAI: inarrestabile anche la crisi dell’USIGRAI, sempre più ex-sindacato unico dei giornalisti di viale Mazzini; la nuova sconfitta firmata da Di Pietro (CdA) e dall’avvocato Iacovino

Magari sarà un’agonia lunga, ma che sia una vera e propria agonia, ormai ci sono pochi dubbi. E cominciano ad essere sempre più numerosi quelli che rimpiangono perfino la leadership di Beppe Giulietti, un sindacalista duro ma che sapeva sempre confrontarsi senza pregiudizi politici con gli avversari. Niente a che vedere con “massimalisti” della tempra di Vittorio Di Trapani e Daniele Macheda. Che difatti stanno guidando l’USIGRAI verso un coma irreversibile.

Guardiamo i fatti. Prima lo scandalo dell’ammanco di cassa, su cui il sindacato unico dei giornalisti radiotelevisivi ha sempre accuratamente evitato di fare chiarezza. Poi la nascita del concorrente UNIRAI, sotto le cui bandiere si sono subito arruolati centinaia di ex-iscritti stufi delle malversazioni e dei privilegi garantiti solo ai “fedelissimi” (tutti di area Pd o comunque militanti della sinistra). Con immediata conseguenza del fallimento dello sciopero indetto dall’USIGRAI per l’inesistente minaccia di censure a gogo’ da parte dei presunti sostenitori di TeleMeloni. TG1, TG2 e Rainews in onda e tanti saluti a Di Trapani, Macheda e accoliti.

Ma non era ancora finita. Perché un’altra terribile mazzata è arrivata ieri dal successo portato a casa dal membro del CdA Davide Di Pietro (che si ricandida con appoggi trasversali) e dal sempre più battagliero e vincente avvocato Enzo Iacovino. Zitti, zitti, hanno ottenuto non solo il riconoscimento di un comitato di redazione anche per i 167 giornalisti che lavorano nella Direzione Approfondimenti, ma anche il via libera dell’AD Roberto Sergio per la presentazione di una piattaforma rivendicativa.

E all’USIGRAI ora schiumano di rabbia. Perché Di Pietro (che in CdA rappresenta i dipendenti) e l’avvocato Iacovino (che assiste decine di giornalisti e dipendenti di viale Mazzini) hanno messo a fuoco quale dovrebbe essere il compito di un vero sindacato, invece di occuparsi di proclamare scioperi politici; e di reclutare, addestrare nei CdR e proteggere funzionari di partito in sedicesimo che ignorano le reali esigenze dei giornalisti radiotelevisivi.

Proprio vero: il venerdì 17 può essere una data funesta. Ma per l’USIGRAI.

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