RAI, la grande fuga dei manager con RITA

RAI, la grande fuga dei manager con RITA

12 ottobre 2026

Si chiama RITA, ma non è una bella ragazza, una ballerina o una mannequin con cui scappare per sciusciarsi la liquidazione. Però sono ormai parecchi i manager della RAI che l’hanno abbracciata affettuosamente per anticipare il pensionamento e incassare dall’eventuale investimento complementare, grazie ad un regime fiscale molto favorevole, una “liquidazione” complessiva più robusta. In soldoni: portarsi a casa fino a centomila euro (e oltre, in qualche caso) in più.

RITA e’ l’acronimo di Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA)ed  è un istituto previsto nell’ambito della previdenza complementare che consente all’aderente di percepire anticipatamente il capitale maturato presso il proprio fondo pensione (TFR, Craipi e fipdrai) mediante l’erogazione di rate periodiche (trimestrali) fino al conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia.

La RITA svolge, pertanto, una funzione di raccordo tra la cessazione dell’attività lavorativa e l’accesso al trattamento pensionistico pubblico.

Le somme destinate alla RITA vengono prelevate dalla posizione individuale maturata nel fondo pensione e corrisposte, di norma, con cadenza trimestrale.

Il numero delle rate erogabili varia in funzione del periodo residuo intercorrente fino al raggiungimento dell’età pensionabile (anche dai 60 anni ai 67 anni)

Sotto il profilo fiscale, la RITA beneficia di un regime di tassazione agevolato, con un’aliquota che può ridursi dal 22% fino al 9%, in relazione agli anni di partecipazione alla forma di previdenza complementare.

Ecco perché diventa così appetibile anticipare la pensione e  ricorrere alla RITA ed ecco perché si moltiplicano i direttori e i dirigenti che ne approfittano. Provocando un piccolo terremoto nelle strutture Rai, soprattutto mentre si sta andando al cambiamento delle regole sulla governance e alla scadenza dell’attuale CdA.