
Sánchez scommette tutto sulle elezioni anticipate a fine novembre, quando però anche la Spagna virerà a destra
Pedro Sánchez ha deciso di giocare d’anticipo: in Spagna si voterà il 29 novembre, con mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale. Una scommessa calcolata, come quelle che hanno permesso al premier socialista di restare al potere anche quando altri leader sarebbero già usciti di scena. Ma stavolta il colpo potrebbe non bastare.
A spingere Sánchez verso le urne è stata la bocciatura in Parlamento di due proposte per rafforzare i diritti degli inquilini. I provvedimenti erano la risposta alle proteste esplose dopo lo sfratto, a Madrid, di un’anziana di 87 anni che viveva in affitto a canone calmierato. Il tema della casa offre al premier un terreno più favorevole rispetto ad altre battaglie che hanno logorato il governo, come gli accordi con i separatisti catalani e la gestione dell’immigrazione.
La bocciatura è arrivata anche dai suoi alleati di Together for Catalonia, ormai in rotta con Sánchez. E la prospettiva di ricucire prima del voto si fa sempre più remota: in Catalogna avanza l’Alleanza Catalana, formazione separatista di estrema destra, che secondo un recente sondaggio raccoglie il 18% dei consensi. La crescita del partito mette pressione a Together for Catalonia da destra e riduce lo spazio per un’intesa con i socialisti.
Il problema è che scegliere il momento migliore non significa poter vincere. I sondaggi danno il Partito Popolare di centrodestra avanti di sei punti sui socialisti. L’opposizione, inoltre, si presenta divisa in due forze principali, PP e Vox, mentre i partiti alla sinistra di Sánchez sono frammentati. In un sistema elettorale basato su circoscrizioni plurinominali, la divisione può tradursi in un handicap concreto: anche recuperando voti, i socialisti rischiano di non riuscire a trasformarli in seggi.
Resta poi il bilancio economico, meno brillante di quanto suggeriscano i dati sul prodotto interno lordo. Dal 2018 al 2024 i salari reali sono cresciuti in media appena dello 0,6% l’anno; tra il 2021 e il 2024 sono persino diminuiti. L’occupazione è aumentata e i lavoratori meno pagati hanno ottenuto risultati migliori, ma per il resto non c’è stato alcun miracolo.
La furbizia politica ha tenuto Sánchez in sella. Ora il premier punta sulla casa per trasformare la rabbia sociale in consenso. Ma con l’opposizione avanti, la sinistra divisa e salari che non tengono il passo, questa volta il rischio è che la scommessa gli presenti il conto.


