Trump e’ quello che e’, ma intanto vince ancora

Trump e’ quello che e’, ma intanto vince ancora

05 ottobre 2026

Quando si ha una strategia, si costruiscono punti di leva. E quando li si ha, si usano. Gli Stati Uniti sono passati da importatori netti a esportatori netti di energia; a Washington le amministrazioni che si sono succedute hanno studiato le conseguenze geopolitiche di questa svolta e l’hanno tradotta in politica. In Europa, invece, il cambiamento non è entrato davvero nel modo di ragionare. Si continua a raccontare l’impatto delle crisi energetiche sulla politica americana come se gli Stati Uniti vivessero ancora in un’altra epoca.

La decisione di venerdì di immettere sul mercato altri prodotti petroliferi raffinati è un caso da manuale. I Paesi del G7 hanno concordato il rilascio di 100 milioni di barili, compresi più prodotti raffinati, nei prossimi quattro mesi, anticipandone una parte nei primi venti giorni. Non è chiaro quanta parte sia nuova e quanta consista nell’accelerazione di quanto già deciso a marzo dai membri dell’Agenzia internazionale dell’energia. Ma il risultato politico è netto: Washington voleva più gasolio europeo sul mercato e ha ottenuto ciò che chiedeva.

Per arrivarci, gli Stati Uniti hanno minacciato più volte di tagliare le esportazioni di diesel verso l’Europa. La vicenda smentisce anche un’altra convinzione diffusa: che Donald Trump sia agli ordini dell’industria petrolifera americana. Compagnie e raffinerie statunitensi erano contrarie a un divieto di esportazione e hanno fatto pressioni, in pubblico e in privato, per impedirlo. Trump ha comunque agitato quella minaccia come strumento di negoziato. Alla fine ha prevalso la logica di chi aveva meno da perdere: l’Europa ha ceduto.

È probabile che questo schema si ripeta. Il passo indietro europeo sul diesel ricorda la capitolazione commerciale dell’anno scorso. E Washington dispone di altre leve. Gli Stati Uniti sono il principale fornitore di gas naturale liquefatto dell’Unione: l’anno scorso hanno coperto quasi tre quinti delle importazioni europee di GNL e circa un quarto della domanda complessiva di gas. In molti momenti sono diventati il fornitore di ultima istanza. Una dipendenza che pesa ancora di più all’avvicinarsi dell’inverno, con le scorte relativamente basse.

C’è poi la sicurezza. L’Europa dipende dagli Stati Uniti per le forniture militari e per il sostegno diretto garantito nella Nato. Dopo la guerra con l’Iran, Washington potrebbe riorganizzare i propri impegni nell’Alleanza e usare la revisione per ottenere nuove concessioni. I segnali, del resto, ci sono già.

Non si tratta soltanto di mancanza di volontà politica. Sono debolezze strutturali che i governi europei hanno lasciato accumulare: dipendenza energetica, capacità militari insufficienti, assenza di un piano comune. Trump non deve inventare nuove armi negoziali. Gli basta usare quelle che l’Europa gli mette in mano. E così, ancora una volta, è lui a incassare la vittoria.