
Sogin, la sicurezza nucleare affidata alla ritorsione
Sogin non è una partecipata pubblica qualsiasi. È la società dello Stato incaricata di smantellare gli impianti nucleari italiani, mettere in sicurezza i siti, gestire i rifiuti radioattivi e realizzare il Deposito nazionale. Una missione delicatissima, che richiederebbe competenza, trasparenza e una governance inattaccabile.
E invece Sogin non riesce neppure a mettere in sicurezza sé stessa.
La Corte d’Appello di Roma ha confermato la sentenza numero 5519 del 2025 del Tribunale del Lavoro: la società, il consiglio di amministrazione e l’amministratore delegato Gianluca Artizzu hanno adottato provvedimenti ritorsivi nei confronti dell’ex amministratore delegato Emanuele Fontani e dei dipendenti incaricati di verificare gli appalti societari.
Sogin dovrà reintegrare Fontani, risarcirlo e pagare le spese legali. Ovviamente con soldi pubblici.
Le parole dei giudici sono una mazzata. Le contestazioni rivolte a Fontani sono state giudicate «infondate» e «strumentali a costruire l’immagine di un dirigente che ha scarsa attitudine alle prescrizioni interne nonché alle leggi». Secondo la Corte, quelle accuse erano state pensate con «finalità ritorsive e punitive».
La sintesi è evidente: la nuova gestione avrebbe cercato di screditare il precedente amministratore delegato e di mandarlo via costruendo contestazioni prive di fondamento. E avrebbe colpito anche chi era stato incaricato di controllare gli appalti. Il tutto nella società pubblica che dovrebbe rappresentare il massimo della sicurezza, del rigore e della trasparenza.
Ma il capolavoro viene adesso.
Artizzu è scaduto ad aprile, eppure continua a guidare Sogin perché il Ministero dell’Economia e delle Finanze, socio unico, non riesce a nominare un nuovo consiglio di amministrazione. Cinque assemblee sono già andate deserte. L’Italia non riesce a realizzare il Deposito nazionale, non riesce a chiudere la stagione nucleare e adesso non riesce neppure a sostituire l’amministratore delegato scaduto della società che dovrebbe occuparsi di tutto questo.
Nel frattempo torna sul tavolo anche la sanzione fino a 30 mila euro già deliberata dall’Autorità nazionale anticorruzione e rimasta sospesa in attesa della decisione dei giudici del lavoro. Dopo la conferma della condanna in appello, per Artizzu e per la direttrice del personale Belinda Sepe il conto rischia di diventare ancora più pesante.
E i ministri?
Giancarlo Giorgetti guida il Ministero dell’Economia, proprietario di Sogin. Gilberto Pichetto Fratin guida il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, al quale spetta la vigilanza sull’operato della società. Nessuno dei due può fingere di non vedere.
La domanda è semplice: quanto ancora può restare al proprio posto un amministratore delegato scaduto, censurato due volte dai giudici per atti ritorsivi e sul quale pesa una sanzione dell’Anac?
Sogin dovrebbe mettere in sicurezza l’eredità nucleare italiana. Forse sarebbe il caso di cominciare mettendo in sicurezza Sogin.


