
Sondaggisti-tifosi: seconda puntata dedicata a La 7
Non solo carta stampata, su certe emittenti tv è perfino peggio. Difatti non è un mistero che La7, canale ufficiale dell’opposizione al governo Meloni, faccia il tifo per il NO al referendum. Sulla rete monocolore di Urbano Cairo e magistralmente diretta dal compagno Andrea Salerno, non c’è “par condicio” che tenga.
Da Floris ad Augias, da Gruber a Diego Bianchi “Zoro”, si assiste a una incessante campagna no-stop. Non sono dibattiti ma inni, peana e riti perché il 22 marzo la riforma della giustizia venga bocciata dagli elettori.
Due conduttori si distinguono, esemplari fedeli alla linea. Luca Telese giorni fa non stava nei panni (beh, questa non è una notizia, grasso com’è) era particolarmente eccitato mentre annunciava che alcuni sondaggi davano per avvenuto il sorpasso del NO. Faceva alcuni nomi, come Weber e Pagnoncelli. Non dava numeri, regalava emozioni…
Alle percentuali invece ci ha pensato, giovedì sera, Corrado Formigli. Ha fatto un contratto a Renato Mannheimer che in collegamento, ogni settimana, lo aggiorna sulle intenzioni di voto. Un professionista come lui non può forzare la mano, né alterare i risultati. Ma per esaudire il desiderio del committente, ha preparato un cartello che attribuiva al NO il 50,7 per cento. A quel punto un gaudente Formigli ha esultato: “È sorpasso!”. L’altro lo ha corretto: “È un sorpassino… altri sondaggisti danno ancora in vantaggio il SÌ…”. Formigli ha insistito: “È sorpasso, grazie Renato”. Mannheimer non si è fermato: “Abbiamo chiesto anche come voterebbero se fosse obbligatorio andare alle urne. Allora vincerebbe il SÌ. Come vediamo nel cartello…”. Formigli lo ha interrotto: “Niente cartello, non c’è più tempo. Pubblicità”.
Era la classica scena che Emilio Fede avrebbe commentato alla sua maniera: “Che figura di m…”.


